Obama affonda le Borse, piazza Affari -2,5%

Continua il braccio di ferro tra democratici e repubblicani al Congresso. Il Fondo monetario: "L'intesa non si può aspettare: a rischio i tassi d'interesse". E Moody's taglia ancora il rating della Grecia. Atene a un passo dal fallimento. Nuova Caporetto delle banche

L’onda lunga della tempesta americana attraversa l’Atlantico e si abbatte sui mercati finanziari europei. Il mancato accordo al Congresso Usa sull’aumento del tetto del debito pubblico, e la conseguente grave minaccia di default, scuote le Borse, in particolare quelle di Milano e di Madrid. Colpite duramente le banche. I principali istituti di credito italiani, con l’eccezione di Mediobanca, fanno segnare forti ribassi anche superiori all’8%. Fra Intesa, Bpm, Mps, Banco Popolare, Unicredit, Ubi è stata quasi una gara a chi ha perso di più. E così Milano è risultata la piazza peggiore d’Europa, con il Ftse Mib che ha perso il 2,48%. Madrid ha ceduto l’1,92%, Atene l’1,86%. Apertura negativa per Wall Street, mentre continuano i rally dell’oro (1.624 dollari l’oncia) e del franco svizzero.

Non è soltanto di origine atlantica l’uragano che ha colpito i mercati finanziari. L’ennesimo declassamento della Grecia operato da Moody’s, che ha posto otto banche elleniche sotto osservazione per il downgrading ha fatto il resto. Secondo l’agenzia di rating, il nuovo piano di aiuti europei concordato la scorsa settimana indicherebbe che le probabilità di un default greco «sono virtualmente al 100%».
Le incognite riguardanti Washington e Atene hanno allargato gli spread all’interno dell’area euro, con un differenziale di oltre 290 punti base fra il Btp e il bund tedesco. In questa situazione il Tesoro ha deciso che, «viste le ridotte esigenze di finanziamento» non effettuerà le aste di titoli a medio-lungo termine di metà agosto. Si terranno invece regolarmente l’asta dei Bot annuali, oltre a quelle di Cct e Btp del 28 luglio.

La trattativa fra Casa Bianca e Congresso sul bilancio resta in una fase di pericolosissimo stallo, mentre si avvicina il 2 agosto, data ultima per raggiungere l’intesa. «Bisogna raggiungere l’accordo con sacrifici condivisi e non solo tagli di spesa», insiste Barack Obama.

Ma democratici e repubblicani presentano piani differenti con l’obiettivo di ridurre il disavanzo ed alzare, allo stesso tempo, il tetto del debito pubblico. Il progetto del leader di maggioranza al Senato, Henry Reid, prevede un innalzamento del debito di 2.400 miliardi di dollari, quel tanto che basta a coprire le necessità di finanziamento sul mercato sino alle elezioni del novembre 2012. Lo speaker della Camera John Boehner, esponente di spicco repubblicano, propone una strategia in due tappe, innalzando il tetto del deficit di mille miliardi di dollari entro il prossimo 2 agosto, e pareggiando i conti con tagli di spesa in settori sensibili, come la Sanità. I progetti sono stati illustrati ieri pomeriggio (notte in Italia) ai parlamentari dei due schieramenti in sedute a porte chiuse.

Il presidente Obama avverte una sorta di nodo scorsoio che si stringe sul collo, e fa sapere che senza accordo rinuncerà persino all’attesa cena di Chicago per i suoi cinquant’anni. I due progetti lo porterebbero all’appuntamento elettorale in posizione di estrema debolezza. Nel frattempo, il segretario di Stato Hillary Clinton, in visita in Asia, ha tentato di rassicurare gli investitori orientali, che detengono una grande fetta del debito Usa. Mentre il Fondo monetario internazionale avverte che il tetto del debito deve essere alzato «con urgenza», per evitare conseguenze sull’economia globale, visto il ruolo centrale dei bond Usa nei mercati finanziari.

Senza un’intesa gli Usa rischiano «un forte coch». Il mancato accordo potrebbe portare a un aumento dei tassi d’interesse o addirittura a un declassamento del rating statunitense, con una perdita della «tripla A» fino a ieri inconcepibile.