Obama: «Aiuteremo le famiglie americane a pagare i mutui» Presto un piano per abbassare il costo dei prestiti Un tetto ai super-stipendi dei manager delle banche

Che combattere la crisi finanziaria fosse in testa alle sue priorità, il presidente Barack Obama l'aveva già detto più volte. Probabilmente è proprio per questo che ieri, in un discorso, ha annunciato che la sua amministrazione interverrà proprio lì dove tutto è iniziato, ovvero sui mutui per le case. E allora, nell'invitare il Senato ad approvare rapidamente il pacchetto di stimolo fiscale che la Camera Bassa del Congresso ha approvato nei giorni scorsi, Obama ha anche promesso che ci sarà un nuovo piano che aiuterà gli americani ad abbassare il costo dei loro mutui. «Un piano che ravviverà il sistema finanziario - ha detto nel suo messaggio radio settimanale -. Un piano che farà ripartire il sistema del credito».
Metterlo a punto sarà un duro compito, ma il 44esimo presidente degli Usa si è detto fiducioso che il suo segretario del Tesoro, il discusso Tim Geithner, potrà annunciarlo presto. E anche se l'amministrazione non ha ancora fornito indicazioni precise, a Washington già mormorano che sarà un piano che non aiuterà soltanto le famiglie ma che spingerà anche sul credito per le piccolo imprese, in modo da rilanciare l'occupazione.
Una mossa ben vista anche dai repubblicani, che alla Camera si sono opposti in maniera decisa al pacchetto di stimolo da oltre 800 miliardi di dollari, criticandone le priorità di spesa. Ora, invece, sarebbe proprio una loro proposta, spalleggiata dal governo, la base per le discussioni che si terranno venerdì prossimo, come ha annunciato il portavoce di Obama, Robert Gibbs. L'idea dei repubblicani sarebbe fissare una rata fissa per i mutui attorno al 4%. «Ma solo per i creditori meritevoli di fiducia - ha spiegato il leader dell'Elefante al Senato, Mitch McConnell -. La disponibilità di questi prestiti a basso interesse farebbe ripartire significativamente il mercato edilizio e alleggerirebbe i bilanci dei proprietari di abitazioni».
E se da un lato c'è da aiutare le famiglie che non arrivano a fine mese, dall'altro nel mirino di Obama ci sono i manager delle compagnie e in particolare i loro superbonus. Già nei giorni scorsi il presidente si era detto esterrefatto di come, nonostante le perdite economiche, gli aiuti del governo e i massicci tagli occupazionali, gli executives delle compagnie americane non avessero tagliato i loro premi per il 2008, seguendo magari l'esempio del patron di Starbucks, Howard Shultz, che si è diminuito lo stipendio a 10mila dollari. «La scorsa settimana - ha attaccato alla radio Obama - abbiamo appreso che, nonostante continuino a chiedere l'aiuto del governo, i manager di Wall Street si sono garantiti 20 miliardi di dollari di bonus. Mentre tutti noi siamo impegnati per mantenere vivo il sistema del credito, gli americani non sono certo disponibili a scusare o tollerare una tale avidità». Per questo, il presidente ha annunciato una battaglia per «una trasparenza senza precedenti, con una forte supervisione, affinché questi fondi vengano usati per stabilizzare il sistema finanziario».
Venerdì un senatore democratico ha proposto un tetto di 400mila dollari allo stipendio dei manager che chiedono aiuti alle casse statali. La misura potrebbe entrare nel pacchetto di aiuti annunciato. E di sicuro ci saranno vincoli e limiti. Secondo il Washington Post, però, alla Casa Bianca non mancherebbero gli scettici su un vero e proprio tetto. Il timore è che scoraggi gli istituti a chiedere aiuti statali, mettendo a rischio la loro posizione finanziaria e rendendo più difficile la concessione di crediti. «La situazione peggiorerà ancora un po' prima di migliorare - ha detto ieri Obama -. Ma questi provvedimenti ci aiuteranno a creare o salvare almeno 3 milioni di posti di lavoro entro la fine del 2010».