Obama all’Italia: "Insieme fuori dalla crisi"

Al galà di Washington il presidente corteggia la nostra comunità. E ammette le difficoltà anche dell’economia Usa. L'Fmi potenzia i mezzi per aiutare i Paesi sotto stress finanziario

«Viva l’Italia». Sparisce come d’incanto l’Obama bacchettatore, quello ipercritico sulla lentezza con cui l’Europa sta affrontando la crisi, nella serata di gala della Niaf, la più importante associazione italo-americana. Politica tenuta ai margini, almeno per una volta, nessuna battuta astiosa riservata ai repubblicani. L’occasione serve al presidente Usa per ricordare che il nostro Paese è «uno più saldi alleati degli Stati Uniti e tra i fondatori della Nato». E per sottolineare di attendere il G20 di Cannes della settimana prossima «per lavorare con l’Italia in modo da prendere una serie di decisioni molto importanti per l’economia globale». Crisi che riguarda tutti, nessuno escluso: «Siamo in tempi difficili e milioni americani sono in difficoltà. Milioni sono senza lavoro. E per molti il sogno che ha portato così tanti italo-americani su queste coste sta svanendo. Abbiamo del lavoro da fare».
Chissà se le parole di Obama renderanno meno complicato un summit che si preannuncia assai delicato. Di sicuro, questa volta le foto di rito da fine-vertice, quelle con le facce sorridenti e le pacche sulle spalle, non basteranno. Se ai mercati si vorrà dare un segnale forte, allora occorrerà un piano di azione coordinato e condiviso da tutti. Perché, da sola, l’Unione europea non ce la può fare. Questo è il senso della lettera inviata ai leader mondiali dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e dal numero uno della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso. È «necessaria un’azione congiunta di tutti i membri del G20», dice la lettera, in grado di implementare «un piano ambizioso» per affrontare i nodi a breve che sconta l’economia globale.
Ieri, Obama non era a conoscenza dei contenuti della lettera Ue. Il suo è stato dunque un intervento per lo più leggero davanti ai duemila invitati, tra cui il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, nella ballroom dell’Hilton di Washington. Un discorso in cui il presidente ha celebrato il genio italico, in un esercizio di captatio benevolentiae che è difficile credere involontario. L’anno prossimo, scatterà la corsa per la presidenza. E Obama, proprio a causa della jobless recovery, accusa da tempo un deficit di gradimento. E la folta comunità italo-americana può aiutare a recuperare un po’ di consensi. Ben venga dunque la celebrazione di alcuni portabandiera dell’Italia nel mondo: «Cosa sarebbe l’America senza l’Italia? Senza Cristoforo Colombo, Vespucci, Verazzano? E anche senza Frank Capra, Frank Sinatra, Joe Di Maggio e Sophia Loren, la mia favorita?». Applausi scroscianti. Come giocare in casa.
Meno calorosa potrebbe invece essere l’atmosfera sulla Costa Azzurra tra qualche giorno, anche se ieri in serata il Fondo monetario internazionale ha annunciato di voler rivedere gli strumenti di finanziamento a sua disposizione. Obiettivo: mitigare il contagio fornendo liquidità ai Paesi che hanno politiche e fondamentali forti, ma che sono colpiti da stress sui mercati. È un passo in avanti, probabilmente nella giusta direzione. Ma il vertice di Cannes dovrà fornire altre risposte. A cominciare dal giudizio che i Paesi extra-europei, e in particolare gli Usa, daranno sul fondo salva-Stati Efsf. Cina e Giappone hanno già espresso più di una perplessità riguardo a un loro intervento in qualità di investitori. Se i leader Ue non saranno convincenti, il fondo rischia quindi di nascere già zoppo.