Obama annuncia il suo new deal: "Il piano più imponente dagli anni ’50"

Infrastrutture, Web e scuola per uscire dalla recessione. Il confronto
con i piani di Francia e Italia e con l’isolamento tedesco. Tensione a
Berlino per l’incontro di domani tra i premier di Parigi e Londra

Per portare l’America fuori dalla recessione, il presidente eletto Barack Obama ha proposto ieri un imponente piano di investimenti, già paragonato al new deal del 21º secolo. Un pacchetto di aiuti che va dalle infrastrutture (il piano più importante - ha detto Obama - dopo la costruzione delle autostrade degli anni ’50), allo sviluppo dell’accesso a Internet tramite la banda larga, alla modernizzazione delle scuole. Il tutto in un discorso diffuso per radio e video You Tube. Pochi o nulli i numeri forniti da Obama, ma forte l’impressione che la futura amministrazione Usa voglia affrontare la crisi con grande determinazione e unitarietà d’intenti. Proprio quella che manca, invece, all’Europa.
In queste settimane pur condividendo la necessità di una cura d’urto per soccorrere famiglie e imprese, Roma, Parigi, Berlino e Londra hanno fatto i conti con i propri bilanci pubblici e le rispettive priorità. Consultandosi, ma adottando misure differenti. Il caso estremo è la Germania, la principale economia Ue, ma oggi anche la più «isolata», con la cancelliera Angela Merkel arroccata in difesa degli interessi nazionali e determinata a non aggiungere un euro per trarre dalle secche il resto dell’Europa. Domani a Londra è atteso un vertice di coordinamento tra il premier britannico Gordon Brown, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il presidente Ue, Manuel Barroso che il quotidiano tedesco Faz ha giudicato un «affronto» alla Merkel.
Per ora sono state soprattutto Francia, Italia e Inghilterra a proporre soluzioni-Paese per uscire dalla crisi. Al sostanziale «immobilismo» di Berlino, si contrappone l’assegno da 26 miliardi staccato da Sarkozy (l’1,3% del Pil francese) per fare ripartire l’edilizia, favorire la rottamazione delle auto, anticipare il rimborso dell’Iva alle imprese e rilanciare le infrastrutture: il deficit aumenterà dal 3,1% al 3,9% ma Parigi spera in una maggiore crescita nel 2009. Il piano francese ha fatto assai leva sulla politica di bilancio.
E in sintonia con la cura francese, benché con maggiore attenzione alla spesa pubblica, è quella varata dal governo italiano di Silvio Berlusconi. Pur alle prese con uno dei debiti più ingombranti d’Europa, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha rafforzato gli ammortizzatori sociali, ha congelato al 4% le rate dei mutui a tasso variabile, ha previsto per le famiglie a basso reddito alcuni bonus e la cosiddetta «social card». Ha offerto alle imprese la possibilità di differire il pagamento dell’Iva, riducendo al contempo l’acconto di Irap e l’Ires. L’intervento dovrebbe «muovere» nel suo complesso 80 miliardi, senza toccare i vincoli del trattato di Maastricht come invece ha fatto Londra.
Dove Brown ha messo in atto un pacchetto d’emergenza da 16 miliardi di sterline per rilanciare i consumi, a partire dal taglio della Vat, l’equivalente britannico dell’Iva, dal 17,5% al 15% per almeno un anno e ha alzato dal 2011 le tasse per i più ricchi. Il deficit salirà al 2,8% e quello del 2009 al 4,4%, oltre al limite posto da Bruxelles. Ma Londra non fa parte dell’eurozona.