Obama è avanti ma Hillary non molla

Primarie Usa: è pareggio. Continua il testa a testa fra i due candidati democratici alla Casa Bianca: a Barack - in testa come numero di delegati - non riesce la spallata. La Clinton vince di un soffio in Indiana (51% a 49%), ma per ottenere la nomination dovrà vincere in Florida e Michigan

New York - Hillary Clinton non molla. Malgrado da più voci le sia arrivato un invito a lasciare dopo la sconfitta in Carolina del nord e la vittoria deludente in Indiana, l’ex First Lady ha assicurato che rimarrà in gara per la nomination democratica "fino a quando non sarà individuato un candidato. Lavorerò duro per diventare quel candidato", ha detto ai giornalisti in West Virginia, dove martedì prossimo si terranno le prossime primarie.

A Obama La Carolina del Nord, l'Indiana a Hillary Il senatore afro-americano Barack Obama conquista la North Carolina (56% contro il 42%) e prende atto che la rivale Hillary Clinton gli ha strappato l'Indiana, sia pure di un soffio (51% contro il 49%). Dalle primarie di ieri è emerso un sostanziale pareggio, anche se, a conti fatti, il senatore dell'Illinois è ancora in testa: 1836 delegati contro i 1681 della sua rivale. Il "campionato" democratico si allunga ma Obama parla già da vincitore, come l'uomo che sfiderà il repubblicano McCain nella corsa alla Casa Bianca. Come nelle precedenti primarie l'affluenza anche stavolta è stata record. Gli elettori hanno votato con un occhio al portafoglio: l'economia è risultata in testa alle loro preoccupazioni. Il partito è uscito dal voto più diviso che mai. In novembre una larga maggioranza dei sostenitori dell'uno o dell'altra potrebbero votare per il repubblicano John McCain o stare a casa se il loro candidato non dovesse conquistare la nomination: questo almeno secondo gli exit polls.

Obama allunga il distacco Per Obama era l'ultima chance, l'ultima in cinque mesi, di chiudere finalmente la partita. "Ci mancano duecento delegati e abbiamo la nomination, il partito non è diviso e verrà compatto dietro di me", ha detto il candidato parlando a Raleigh da vincitore, alle spalle una platea di donne bianche di mezza età, "The Rising" di Bruce Springsteen di sottofondo. A Indianapolis il pubblico che aspettava la Clinton lo ha fischiato ma lei, salendo sul podio quando solo la Cbs la dava vincitrice e le altre chiamavano la corsa ancora un testa a testa, ha fatto un appello all'unità: "Chiunque vinca saremo uniti, lavorerò per il candidato del partito perché dobbiamo vincere in novembre. Lui farà lo stesso".

Testa a testa sui delegati A Obama sarebbe servita una doppietta che non è andata in porto per mandare fuori pista la Clinton. Una vittoria in entrambi gli Stati e molti consiglieri di Hillary sarebbero stati pronti a spingerla al ritiro. Ma il panorama è stato più nebuloso, il risultato ha prolungato la gara alzando le chance di una battaglia all'ultimo sangue (e all'ultimo super-delegato) alla Convention di agosto a Denver, uno scenario che secondo molti avvantaggerebbe la "macchina Clinton". Per vincere servono 2.025 delegati: né Hillary né Obama hanno ormai la possibilità di ottenerli dagli elettori. In una intervista a Usa Today il capo della maggioranza democratica al Senato, Harry Reid, ha detto che, finita la stagione delle primarie ai primi di giugno, i due rivali hanno "giorni, non settimane", per convincere i leader di partito che votano come super-delegati a schierarsi prima della convention. La parola d'ordine dei vertici: serrare i ranghi e evitare il bagno di sangue a Denver da cui il terzo incomodo McCain uscirebbe vincitore.

Elettori democratici spaccati a metà La sconfitta in Indiana conferma il verdetto dell'Ohio e della Pennsylvania che i bianchi middle class non stanno più dalla parte di Obama. Ha pesato sul voto di un elettore su due la polemica sul reverendo Jeremiah Wright. Gli afro-americani sono stati invece compatti con il senatore nero: nove su dieci si sono schierati al suo fianco. La corsa democratica sulla carta è aperta fino a giugno: devono ancora votare sei stati per un totale di 187 delegati da assegnare con la proporzionale: Nebraska e West Virginia martedì prossimo, Kentucky e Oregon il 20 maggio, Portorico il primo giugno e Montana e South Dakota il 3 giugno.

Staff della Clinton pessimista Lo staff dell'ex first lady ha ammesso che a meno di un miracolo la Clinton non potrà piu recuperare Barack Obama nel numero dei delegati o nel numero complessivo di voti nelle primarie democratiche. "A meno di un miracolo il 31 maggio, per noi sarà dura - ha dichiarato una fonte anomina dello staff al New York Times - l’abbiamo persa a febbraio. Ora stiamo facendo tutto il possibile ma la gara è in salita". Per un altro consigliere si profila sempre più una situazione in cui e chiaro che "Hillary non può ottenere la nomination e Obama non può farsi eleggere alla Casa Bianca". L’ultima speranza per l’ex First Lady è ottenere una ripetizione del voto in Florida e Michigan, dove un’eventuale vittoria dimostrerebbe al partito che solo lei è in grado di vincere nei grandi Stati. "Sarebbe un po' strano se la nomination fosse decisa da 48 anziché 50 Stati", ha dichiarato Hillary in un comizio tenuto a Indianapolis dopo la diffusione dei risultati.

Il voto in Florida e Michigan In Florida e Michigan erano in palio 366 delegati, congelati perché i due Stati hanno votato prima del tempo. Secondo la Cnn, il partito potrebbe decidere di ripetere le due primarie, il 5 agosto in Michigan e il 26 agosto in Florida, per permettere a uno dei due aspiranti di raggiungere la quota di 2.025 delegati che assicura la vittoria. Una decisione dovrebbe essere presa dopo le ultime primarie, in programma il 3 giugno in Montana e South Dakota. Alla Convention democratica di Denver, salvo il ritiro di uno dei due duellanti, la scelta spetterà ai 796 superdelegati, la classe dirigente del partito non vincolata dal voto degli iscritti.