Obama: "Bisogna agire subito o la recessione durerà anni"

Nel piano di rilancio taglio fiscale di mille dollari per il 95% delle
famiglie "Il Congresso lo approvi subito. Altrimenti disoccupazione
alle stelle"

Il rischio: una recessione lunga anni, accompagnata da un tasso di disoccupazione a doppia cifra e da redditi familiari in caduta. Come evitarlo: approvando senza perdere tempo prezioso le misure economiche di rilancio. Restano ancora 12 giorni da consumare prima di prendere pieno possesso della Casa Bianca, ma il presidente eletto Barack Obama ha fretta.
C’è un’economia da raddrizzare, c’è un’America da rivitalizzare con iniezioni di fiducia e c’è un messaggio chiaro e forte da inviare al Congresso. La bocciatura subita dal piano Paulson da 700 miliardi di dollari prima della faticosa approvazione (raggiunta dopo un vero e proprio assalto alla diligenza da parte di molti politici locali), e il successivo tira e molla nella concessione degli aiuti al settore dell’auto devono aver messo sul chi vive il successore di George W. Bush, che ieri ha esposto il proprio manifesto programmatico, l’American Recovery and Reinvestment Plan, in un intervento alla George Mason University, in Virginia.
«Non credo che sia troppo tardi per invertire la rotta - ha detto Obama -, ma lo sarà se non adottiamo al più presto possibile misure drastiche. Chiedo al Congresso di muoversi al più presto possibile, perché ogni giorno che aspettiamo discutendo o facendo resistenza, aumenta il numero di americani che perdono il lavoro, di famiglie che perdono i propri risparmi, dei sogni che vengono negati o rimandati». È dunque di vitale importanza lavorare sodo, «giorno e notte e anche nei week-end se necessario», per arrivare all’approvazione del pacchetto entro le prossime settimane. L’anno scorso, ha ricordato, sono stati bruciati «almeno due milioni di posti di lavoro. Se non facciamo niente questa recessione potrebbe durare anni, farci raggiungere un tasso di disoccupazione a due cifre: potremo vedere svanire le potenzialità e le promesse di un’intera generazione».
Il già elevato deficit generale è destinato a salire ulteriormente (1.200 miliardi di dollari, in base alle stime del Congressional Budget Office), ma il progetto è «necessario anche se costoso» e solo così sarà possibile «far tornare a girare il credito e ripristinare la fiducia». A patto che i rappresentanti del Congresso smettano di perseguire interessi personali: «Il piano di rilancio - ha spiegato Obama - non includerà progetti legati a singoli politici. Garantiamo trasparenza nelle spese: il governo a tutti i livelli deve stringere la cinghia».
Al tempo stesso, deve chiudersi «l’era di profonda irresponsabilità» che ha causato l’attuale crisi. «Per anni - ha ammonito - troppi manager di Wall Street hanno effettuato scelte imprudenti e pericolose. Le banche hanno prestato senza preoccuparsi se i prestiti potessero essere ripagati. I politici hanno speso soldi dei contribuenti senza disciplina».
Pur non svelando molto dei punti cardine del piano di rilancio, il futuro inquilino della Casa Bianca ha tuttavia promesso una riduzione delle imposte pari a 1.000 dollari per il 95% delle famiglie americane e confermato l’intenzione di raddoppiare la produzione di nuove energie entro tre anni. L’azione sarà inoltre diretta ad ammodernare il 75% degli edifici federali e tesa a migliorare il sistema di riscaldamento di due milioni di case in modo da alleggerire il peso della bolletta energetica, mentre altre aree di intervento riguarderanno la scuola, da dotare con laboratori e librerie all’altezza del Ventunesimo secolo. Obama non intende ovviamente escludere dal Recovery plan le zone di maggiore criticità. Ogni strumento sarà utilizzato per risanare il mercato del credito e guarire le «devastanti perdite» di fiducia sia sul mercato sia nell’economia. Ciò significa: sforzi per gestire la crisi dei pignoramenti, «riformare il sistema regolatorio e prevenire il catastrofico fallimento di istituzioni finanziarie» assicurando la «massima protezione per i contribuenti». Resta da capire l’entità dello sforzo finanziario, che potrebbe superare i 775 miliardi indicati negli ultimi giorni.