Obama cerca un compromesso anti crac

Comunque vada, anche di fronte a un accordo last minute in grado di salvare gli Stati Uniti dal rischio default, la vigilia della festa per Barack Obama è già rovinata. Il presidente arriverà ai fatidici 50 anni - evento che cade il 4 agosto - dopo un week end al cardiopalmo, trascorso in continuo contatto con i suoi stretti collaboratori, a caccia dei numeri per ottenere dal Congresso (ma soprattutto dalla Camera in cui il presidente non ha più la maggioranza) il via libera a un piano di compromesso che consenta di alzare il tetto del debito.
Quella del presidente Usa è una corsa contro il tempo alla ricerca di un «Sì» bipartizan che pare assai complicato da ottenere. La Camera ha già respinto il piano dei democratici su innalzamento del tetto del debito e tagli alle spese, presentato dal leader democratico al Senato Harry Reid. Un voto simbolico e ampiamente previsto (173 sì e 246 no) ma con un forte significato politico, dal momento che arriva ancora prima che la proposta di Reid sia ufficialmente presentata.
La tensione sale: il tempo a disposizione per raggiungere un accordo sta per scadere e le prossime ore saranno determinanti. Martedì sarà l’ultimo giorno per trovare un’intesa. La sera successiva il leader democratico si troverà a fare un bilancio non solo della sua avventura politica ma anche del suo percorso di vita. Con la possibilità che anche la festa organizzata all’Aragon Ballroom di Chicago possa saltare in caso di débâcle: «C’è fiducia nel fatto che i problemi saranno risolti» - ha spiegato il portavoce della Casa Bianca Jay Carney - ma se così non fosse «i piani del presidente saranno rivisti di conseguenza».
D’altra parte gli occhi del mondo sono puntati in questo momento sugli Stati Uniti. Un’ovvietà, considerato che l’insolvenza del Paese potrebbe rivelarsi destabilizzante per altri Paesi, in una catena dal catastrofico effetto domino. Ecco perché ieri è arrivata persino la strigliata della Cina, maggior creditore estero degli Stati Uniti con 1.600 miliardi di dollari di titoli di Stato. I vertici della Repubblica popolare hanno puntato il dito contro «la farsa» messa in scena dalla politica americana. «Non un singolo deputato ha considerato il resto del mondo, e sembrano anche aver dimenticato gli interessi degli Usa». E ancora: «L’irresponsabilità» di Washington rischia di «strangolare la fragile ripresa economica a livello globale», insomma di far ripiombare l’economia in una nuova recessione, peggiore di quella del 2008. Il Tesoro Usa, dal canto suo, ha rassicurato Pechino che se il tetto del debito non sarà alzato, prima verranno pagati i titolari di bond. Ma una mossa del genere, se davvero venisse applicata, porterebbe a una sollevazione popolare degli americani.
Eppure l’attacco sferrato da Pechino, in fin dei conti, è stato sposato dallo stesso Obama, che ieri nel suo tradizionale discorso radiofonico, ha messo da parte i toni concilianti del giorno precedente e ha accusato l’opposizione di aver lasciato trascorrere «giorni preziosi» nel tentativo «di far passare un piano che una maggioranza di repubblicani e democratici nel Senato avevano già detto che non avrebbero votato». Il riferimento è all’ultimo flop: la bocciatura in Senato, dopo il sì della Camera, del piano dello speaker della Camera stessa, il repubblicano John Boehner. «È finito il tempo di pensare al proprio partito - ha detto Obama lanciando una frecciata ai repubblicani che avrebbero perso di vista l’interesse nazionale, secondo il presidente -. Ora è il momento del compromesso per il bene del popolo americano».
Compromesso, insomma. La chiave della partita, del braccio di ferro che si sta consumando tra democratici e repubblicani ma anche all’interno dei partiti stessi tra le ali più estreme e la componente moderata, sta tutta qui: entro martedì sarà necessario convergere su un testo comune. Per quel giorno, infatti, il tempo sarà scaduto. I mutui su casa e auto comincerebbero a salire, così i tassi di interesse mentre l’amministrazione dovrebbe chiudere i rubinetti che erogano le pensioni a milioni di cittadini e a migliaia di veterani.
Il clima è sempre più infuocato. Un compromesso rallegrerebbe la festa di Obama. Ma un mancato accordo potrebbe rovinargli molto più che il party dei suoi 50 anni.