Obama al Congresso: "Torneremo più forti"

Sferzata di ottimismo al primo discorso alle Camere dall'insediamento alla Casa Bianca: &quot;Porre fine a questa era di profonda irresponsabilità&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=331354">Bernanke: &quot;Fuori dalla crisi fra tre anni&quot;</a></strong>. Da Bruxelles l'<strong><a href="/a.pic1?ID=331449">allarme sull'auto</a></strong>: no al protezionismo. Berlusconi frena le nazionalizzazione: <strong><a href="/a.pic1?ID=331446">&quot;Banche solide&quot;</a></strong>

Washington - L'economia americana è indebolita e la fiducia del paese è scossa, ma l'America si riprenderà: "Ricostruiremo, ci riprenderemo e gli Stati Uniti d'America usciranno da questa crisi più forti che mai". Con un discorso in stile Ronald Reagan dominato dai temi della politica interna il presidente Barack Obama si è prefisso oggi di ridare ottimismo a un paese sull'orlo della depressione.

Obama e la ricostruzione degli Stati Uniti "Il peso della crisi non determinerà il destino della Nazione: le risposte ai nostri problemi non sono fuori dalla nostra portata. Esistono nei laboratori e nelle università, nei nostri campi e nelle nostre fabbriche, nell'immaginazione dei nostri imprenditori e nell'orgoglio dei nostri lavoratori, i migliori del mondo. Queste qualità - dice Obama nel primo discorso alle Camere da quando si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio - hanno fatto dell'America la più grande forza di progresso e prosperità nella storia umana. Ora il paese deve unire le forze e confrontare le sfide, ancora una volta assumersi le responsabilità del proprio futuro".

Il piano salva-banche Nessuno zuccherino per indorare una pillola amara, scandita dalle nuove domande di aiuto pubblico dopo il piano di stimolo da 787 miliardi, il pacchetto da 275 miliardi di aiuti per la casa, il piano salva-banche del ministro del Tesoro Timothy Geithner a cui Obama ha ribadito oggi la fiducia "al cento per cento": l'ultimo a battere cassa è stato il gigante delle assicurazioni Aig, in trattative per ottenere un nuovo salvataggio da 60 miliardi di dollari che si aggiungono ai 150 miliardi ottenuti in settembre. Ci vorranno almeno tre anni per la ripresa totale dell'economia, ha avvertito oggi il capo della Fed Ben Bernanke. Obama - aveva anticipato il suo portavoce Robert Gibbs - è convinto che bisogna essere onesti con il popolo americano perché l'America ha affrontato sfide peggiori di quelle di oggi e non si è mai tirata indietro. "Per dirla con Reagan, davanti a noi ci sono giorni migliori", ha detto Gibbs alla MsNbc.

Tra speranza e realtà Obama parla per circa un'ora al Congresso e alla Nazione: un discorso che è un misto "speranze e realtà", come ha detto il suo consigliere David Axelrod. Crisi economica e crisi fiscale sono collegate, non è possibile rimettere in rotta il paese senza affrontarle entrambi, ben consapevoli che l'emergenza di oggi viene da lontano: "Bisogna porre fine a questa era di profonda irresponsabilità che ha portato l'America al punto in cui è oggi", si legge nei 'talking points' diffusi dalla Casa Bianca. Il discorso per Obama è l'occasione per ribadire la filosofia del piano di stimolo e delle riforme promesse in campagna elettorale in vista della presentazione del budget giovedì prossimo: "Gli americani sanno che ci affidiamo pericolosamente alla dipendenza dal petrolio straniero, che bisogna abbassare i costi della salute per le famiglie e le imprese; che una riforma della scuola è necessaria per far competere tutti gli studenti nel 21esimo secolo", invita alla riflessione il presidente. Obama parla alle 21 ora di Washington, le tre di notte in Italia.

La replica dei repubblicani I repubblicani hanno affidato la replica a Bobby Jindal, il governatore punjabi della Louisiana, considerato la risposta del Grand Old Party al Dna arcobaleno del presidente: per la prima volta nella storia degli Usa entrambi i partiti sono rappresentati da minoranze etniche. "Ci sono due missioni - ha detto Axelrod - Obama crede ancora profondamente nel successo del paese. Ma è importante che la gente sappia in che situazione ci troviamo e come possiamo uscirne". Speranza è, dunque, la parola d'ordine in linea con gli umori della gente: gli americani continuano ad amare Obama e a credere nelle sue promesse di cambiamento: con un indice di gradimento del 68 per cento, il presidente è popolare come Reagan dopo il primo mese alla Casa Bianca, ha scoperto un sondaggio AbcNews/Washington Post confermato da rilevamenti analoghi di Cnn e New York Times/Cbs