A Obama conviene perdere per vincere nel 2012

Una sconfitta adesso spingerebbe il presidente americano su posizioni più moderate e quindi "vincenti". I democratici sono indietro nei sondaggi

Washington - Perdere nel 2010 per vincere nel 2012. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, continua a girare per gli Stati Uniti per offrire l’appoggio della Casa Bianca ai candidati in difficoltà del partito democratico. Ma non è detto che una vittoria alle elezioni del 2 novembre, quelle di metà mandato, peraltro improbabile, sarà la cosa migliore in vista di una sua eventuale rielezione, tra due anni.
Ovviamente la Casa Bianca continua a puntare alla vittoria la prossima settimana, ma testate di prestigio come il New York Times e AbcNews ipotizzano che perdere oggi potrebbe significare vincere domani.

Una delle difficoltà dell’Obama del primo biennio è non essere riuscito a mantenere tutte le sue promesse pur con l’appoggio di una Camera dei Rappresentanti e di un Senato a lui ampiamente favorevoli. Nonostante gli ampi stimoli varati, l’economia non ha ripreso a tirare in maniera sufficiente e il mercato immobiliare continua a soffrire con migliaia di pignoramenti.
A destra Obama viene accusato di avere buttato circa 800 miliardi di dollari dalla finestra, provocando il maggior deficit della storia degli Stati Uniti, con i suoi «inutili» stimoli. Meglio gli sgravi fiscali. A sinistra, il presidente viene non di rado percepito come l’uomo che ha salvato le banche di Wall Street, cioè proprio quelle che hanno provocato la bolla immobiliare e alimentato la crisi con prodotti derivati pericolosi ed incontrollabili.

Lavorare con un Congresso parzialmente ostile (i sondaggi danno i repubblicani in testa alla Camera, mentre al Senato ci dovrebbe essere un leggero vantaggio democratico), potrebbe agevolare il cammino di Obama verso la rielezione. Primo, il presidente potrebbe giustificare le difficoltà a varare nuove politiche attraverso l’inevitabile ostruzionismo della Camera. Secondo, il futuro probabile capogruppo alla Camera John Boehner, un repubblicano dell’Ohio, fino ad oggi durissimo per esempio sul futuro degli sgravi fiscali (che vorrebbe rimanessere anche per i più ricchi) decisi da George W. Bush, il predecessore di Obama, dovrà fare compromessi, per non bloccare totalmente la macchina legislativa del Paese, rischiando però di perdere elettori.
Ieri Obama era in Rhode Island, per raccogliere fondi per il partito democratico, di cui però non appoggia il candidato a governatore, Frank Caprio, che l’ha presa molto male e l’ha apertamente insultato alla radio.