Obama dichiara guerra al deficit-monstre

La privatizzazione di Tirrenia è arrivata alla prima tappa. Potrebbero essere oltre dieci le offerte all’invito di Fintecna a manifestare interesse per l’acquisizione della compagnia di navigazione pubblica e della controllata Siremar. Il primo giro di boa è fissato per oggi a mezzogiorno, secondo l’invito pubblicato dall’azionista il 23 dicembre scorso.
Sulla carta, è lunga la lista dei nomi che hanno più o meno ufficialmente dichiarato l’intenzione di «andare a vedere le carte» di quella che è stata definita l’Alitalia dei mari: «Pensiamo che le manifestazioni d’interesse possano essere tante» ha confermato il presidente della Confitarma (l’associazione nazionale degli armatori), Nicola Coccia.
Nel toto-nomi armatori come Onorato (Moby), Lauro, Aponte, i Grimaldi di Napoli, Corsica Ferries, Gnv, insieme a fondi d’investimento e alla Regione Sicilia che potrebbe partecipare, stando alle ultime indiscrezioni, attraverso una newco in cordata con Lauro, il veneto Visentin e altri.
A Fintecna si augurano che la partecipazione sia nutrita: il cda della finanziaria guidata da Maurizio Prato si dovrebbe riunire la prossima settimana per esaminare le manifestazioni d’interesse giunte al vaglio dell’advisor Unicredit Bank. Dopo aver sottoscritto un impegno alla riservatezza, i soggetti ammessi avranno accesso alla data room; la cessione di Tirrenia dovrà avvenire entro settembre prossimo.
Una partita complessa, del valore di oltre un miliardo di euro, tra flotta, indebitamento, convenzioni in atto e patrimonio immobiliare. Nel 2008 i trasferimenti dallo Stato sono stati circa 220 milioni, nel 2007 le perdite al netto dei contributi pubblici risultavano oltre 200 milioni. Il governo ha già trasferito a titolo gratuito alle rispettive Regioni, confermando le sovvenzioni fino al 2012, le altre tre ex controllate Tirrenia: Caremar alla Campania, Saremar alla Sardegna, Toremar alla Toscana. Dopo il no della Sicilia, la Siremar è rimasta oggetto di gara, a cui potrebbe ora partecipare proprio il governo siciliano per rilevare sia l’azienda-madre che la controlla.
Resta la preoccupazione dei sindacati per il mantenimento dei livelli occupazionali, 3.600 posti a gruppo intero, scesi attualmente a 2.800 dopo lo smembramento di Caremar, Saremar e Toremar. E resta aperto al momento il problema dei collegamenti con le Isole Tremiti, rimasti nel pacchetto messo a gara. La Puglia, così come ha fatto il Lazio per le Pontine, potrebbe farsi avanti.