Obama e l'incubo di non farcela

Il candidato democratico vive la vigilia dell’ultimo dibattito tra speranze e tensioni. Gli ultimi sondaggi lo danno saldamente in testa, ma il suo staff non si fida. E intanto lancia il suo piano per la middle-class<br />

Sei punti non bastano. Barack Obama è alla vigilia del terzo dibattito presidenziale e guarda i sondaggi. L’ultimo l’ha fatto Zogby per l’agenzia di stampa Reuters e per l’emittente tv C-Span: sei per cento il vantaggio, appunto. Il candidato democratico sa che non è ancora sufficiente: a 21 giorni dal voto, la sfida è aperta. Perché i numeri raccontano solo parti di verità e lo staff del senatore dell’Illinois non può non saperlo. Anche Kerry era in netto vantaggio quattro anni fa. Come è finita? Con il candidato democratico sconfitto e bruciato.

L’economia in primo piano Tre settimane nelle campagne elettorali Usa sono un’eternità. A poco più di un giorno dal dibattito tv, Obama si sta preparando a rispondere a tutte le domande. Vuole dare risposte concrete, stavolta. Finora è stato troppo vago, ora sa che la gente si aspetta di più: per il 90 per cento degli elettori di un sondaggio AbcNews/Washington Post il Paese è oggi fuori rotta. E’ la percentuale più alta da quando la domanda è stata posta per la prima volta nel 1973. L’economia trascina il sondaggio: sette americani su dieci sono preoccupati per le finanze delle loro famiglie. I più preoccupati sono gli americani degli Stati industriali che stanno soffrendo di più le conseguenze della crisi. E’ per questo che il candidato democratico ha lanciato il suo piano economico da Toledo, in Ohio, ovvero una delle zone americane più depresse. Non ci sono scelte casuali, ovviamente. L’Ohio resta uno degli Stati da conquistare per arrivare alla Casa Bianca e Obama deve convincere gli elettori che è lui l’uomo giusto.

Le risposte per la middle class «Ho un piano che comincia con una parola che sta nella testa di tutti: occupazione». L’esordio del comizio pre-dibattito che Obama ha fatto a Toledo è stato come al solito affabulatorio. Uno slogan e via, uno slogan per prendersi i riflettori. Poi finalmente ha raccontato che cosa c’è nel piano: una moratoria di 90 giorni sui pignoramenti, sgravi fiscali fino a tremila dollari per ogni nuovo posto di lavoro creato negli Stati Uniti entro il 2010, e la possibilità di prelevare fino a 10 mila dollari dalla pensione senza penalizzazioni. «Costeranno fino a 60 miliardi di dollari in due anni», ha calcolato il suo consigliere economico Jason Furman. Nel documento c’è anche l’abolizione delle tasse di capital gain sugli investimenti in piccole imprese e società start-up («per dare benzina al vero motore dell’occupazione nel nostro Paese») e la possibilità che i giudici fallimentari riscrivano i termini dei mutui per agevolare i cittadini che più risentono del crac dei subprime. Con il suo piano, Obama ha spiazzato McCain. Il candidato repubblicano non ha ancora elaborato un programma economico tutto suo per contrastare l’emergenza. E’ un altro piccolo vantaggio per il candidato democratico. Un aiuto in vista del dibattito di domani. Tutti dicono che è McCain a giocarsi tutto nel confronto tv. Rischia molto anche Obama. Non può sbagliare, non può più essere vago.