Obama e McCain, è l'ultimo sprint

In finale di campagna, il senatore dell'Arizona
tenta la rimonta in Pennsylvania, New Hampshire, Florida e fa un blitz a sorpresa in Tennessee. Secondo il sondaggio finale della <em>Cnn</em> Obama è in vantaggio di 7 punti. Secondo Zogby sono per Obama il 93% dei neri, per McCain il 54%
dei bianchi<br />

Ultime sfide incrociate fra Barack Obama e John McCain per la corsa alla Casa Bianca, con i due candidati impegnati nella caccia agli ultimi voti, soprattutto quelli degli indecisi e in campagna in Stati ritenuti chiave per il conseguimento della vittoria.  Il candidato democratico mantiene un vantaggio di sette punti sul suo avversario repubblicano John McCain, una percentuale che è rimasta stabile durante tutto il mese di ottobre. Lo sostiene il sondaggio finale della Cnn. Una delle novità che emerge dal sondaggio è il crollo della popolarità della vice di McCain, Sarah Palin, di cui il 48% degli americani ha un parere negativo. Le percentuali erano del 21% ad agosto, del 35% a settembre, del 40% ad inizio ottobre. Sull'Iraq, il 67% degli intervistati si è detto convinto che Obama porrà un termine al conflitto, mentre solo il 47% pensa che McCain farà lo stesso (ed il 50% è convinto del contrario). Una maggioranza di americani pensa che per rilanciare l'economia sarà meglio avere Obama come presidente, mentre il 62% degli americani esclude un ribasso delle tasse, chiunque sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Nel 2000 e nel 2004, la Cnn aveva dato, nel suo sondaggio finale, l'attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush avanti di due punti rispetto agli avversari Al Gore e John Kerry.

La "mobilitazione dal basso" dei volontari di Barack Obama,rastrella le strade della Pennsylvania, uno degli Stati più in bilico, da quasi un anno senza un attimo di tregua. Si chiama 'canvassing' -propaganda porta a porta- ed è una delle armi più efficaci dei democratici nella sfida ai milioni di dollari spesi dal candidato repubblicano John McCain nello Stato. Il 'canvassing' è una pratica che sta coinvolgendo sempre più persone, non solo cittadini americani ma anche simpatizzanti 'obamiani' di tutto il mondo. In una delle ultime missioni nella Leigh Valley, regione orientale della Pennsylvania, si è registrata questo weekend una eccezionale adesione: "di solito da New York partono un paio di pullman carichi di volontari, mentre oggi sono addirittura quattro e c'é gente da ogni parte del mondo" spiega all'Ansa Anne Lauretine, una delle coordinatrici dell'iniziativa. La Pennsylvania può essere decisiva martedì. Lo sanno bene gli 'Obama volunteers' che, grazie alle numerose donazioni continuano a bussare alle case in legno della Leigh Valley, regione operaia che un tempo basava la sua economia sulla produzione dell'acciaio.

McCain nel Tennessee John McCain, farà una tappa a sorpresa a Bountville, in Tennessee, uno Stato teoricamente in mano, e con ampio vantaggio, al suo partito. McCain sta girando come una trottola, in una serie di Stati in bilico, dalla Pennsylvania al New Hampshire, dalla Florida all'Indiana, ma la tappa in Tennessee è una sorpresa, e non necessariamente un segnale positivo per lui. Lo Stato era stato vinto nel 2004 da George W. Bush con un distacco di 14 punti, e fino ad oggi i sondaggi indicavano un vantaggio analogo di McCain sull'avversario democratico. Il viaggio lampo a Bountville sembra suggerire una situazione molto più fluida, forse conseguenza dell'impegno diretto di Al Gore, l'ex vicepresidente Usa che vive a Nashville, nella campagna di Obama, dopo una serie di comizi nella decisiva Florida.

Il voto razziale A due giorni dal voto del 4 novembre è già iniziato il dibattito. Molti contestano quello che è emerso, con il consolidarsi dei sondaggi a favore del candidato democratico di Barack Obama, come un assioma di questa campagna: se Obama non riuscirà a conquistare la Casa Bianca sarà solo per il colore della sua pelle. Gli americani che dicono agli intervistatori impegnati nei sondaggi di opinione che preferiscono Obama al rivale repubblicano John McCain avranno mentito: nel segreto dell'urna avranno ascoltato le paure antiche basate sul colore della pelle.

"L'effetto Bradley un mito" Ma alcuni esperti definiscono 'un mito' il famoso effetto Bradley: la clamorosa sconfitta del sindaco nero di Los Angeles Tom Bradley che, dato per ampiamente favorito nei sondaggi della vigilia (sette punti), venne inaspettatamente battuto nel 1982 nella competizione per governatore della California. Ma Ken Khachigian, all'epoca manager della campagna del rivale bianco di Bradley, afferma che l'effetto Bradley non esiste: il suo avversario era infatti l'armeno George Deukmejian e i sondaggi hanno mostrato che i pregiudizi contro gli armeni erano all'epoca ancora maggiori di quelli verso i neri. Dalle pagine del quotidiano Washington Post l'opinionista Jim Hoagland sottolinea come Obama sia riuscito con successo a presentarsi come un candidato post-razziale. Inoltre nel suo superspot di 30 minuti alla Tv Usa Obama ha inviato una serie di messaggi sottili agli elettori: i valori 'Midwest' ricevuti dalla madre e dai nonni bianchi, la sua infanzia plasmata dalla 'assenza' del padre africano, il fatto che il nonno bianco abbia combattuto in Europa con le forze del generale Patton.

Il commentatore del New York Times Frank Rich, dopo essersi andato a rivedere il classico film "Indovina chi viene a cena?", con Sidney Poitier nel ruolo del fidanzato nero, dai modi e dal curriculum impeccabile (alla Obama), della ragazza bianca che lo presenta ai genitori presunti 'liberal' conclude che quattro decenni dopo certi stereotipi non sono scomparsi. La celebre battuta del senatore Joe Biden di elogio al giovane Obama - come "primo nero pulito ed articolato" da lui incontrato nel mondo politico di Washington - è in linea con quelle di Spencer Tracy, padre della ragazza bianca, che scopre di non essere poi così aperto di idee come pensava.

Un sondaggio di Zogby rivela che il 93 per cento dei neri sta dalla parte di Obama, mentre il 54 per cento dei bianchi sta per McCain. Il problema per i democratici è adesso quello di portare a votare questa armata nera. Ma la comunità afro-americana ha ricevuto veramente una scossa elettrica dal successo di Obama e dalla possibilità di poter votare per la prima volta per un risultato concreto ed immediato: il primo presidente nero degli Stati Uniti.

Successo tv con la falsa Sarah Palin Dove McCain è invece andato benissimo è in televisione, a fare l'umorista, dimostrando di avere un vero talento. E' apparso in quanto re delle televendite, per finanziare la sua costosa campagna elettorale, e ha proposto ai telespettatori coltelli per tagliare la carne o i gioielli della moglie Cindy. E' successo ieri sera (durante la notte in Italia), nel corso del popolare spettacolo umoristico della Nbc, 'Saturday Night Live' (Snl), poche ore dopo lo scherzo a Sarah, quando un duo di umoristi canadesi era riusciti a far parlare un falso Nicholas Sarkozy, il presidente, con la (vera) Palin, e a mandare in onda il dialogo su una radio del Quebec (poi ripresa in tutto il mondo). Con accanto a sé una falsa Sarah Palin (l'attrice Tina Fey), McCain ha spiegato che le sue finanze traballanti lo hanno spinto sulla Qvc, le rete via cavo delle televendite. Anche la (falsa) Palin ha venduto una serie di oggetti interessanti, tra cui tre bambolotti articolati. C'é Joe the Plumber, l'idraulico simbolo della campagna dei repubblicani; Joe Six Pack, l'americano medio con le sue birre; e Joe Biden, il vice del candidato democratico Joe Biden. Tirando la cordicella, parla per 45 minuti, come quello vero, considerato un po' troppo logorroico. E c'é ovviamente la maglietta 'Palin 2012' dato che la governatrice dell'Alaska intende presentarsi alle prossime presidenziali.