Tra Obama e Sarkozy prima lite sulla Turchia

Il presidente americano: &quot;Ankara deve entrare nell’Ue&quot;. La replica: &quot;Siamo noi a decidere, non gli Stati Uniti&quot;. <a href="/a.pic1?ID=341710" target="_blank"><strong>Berlusconi: &quot;Andrò a Washington&quot;
</strong></a>

Parigi «Ma perché Obama non fa entrare la Turchia negli Stati Uniti invece di chiedere a noi di prendercela nell'Unione europea?», dice con amaro sarcasmo un sostenitore del presidente francese Nicolas Sarkozy nel commentare a caldo la posizione pro-Ankara del leader americano. Nel giorno della sua sosta a Praga, il presidente Obama ha irritato profondamente il collega Sarkozy e il suo partito, l'Union pour un mouvement populaire (Ump), che sono contrarissimi all'ingresso della Turchia nell'Unione europea. Se sabato a Strasburgo gli inquilini dell'Eliseo e della Casa Bianca sembravano vecchi amici, quella di ieri è stata la giornata della doccia fredda sulle relazioni franco-americane. Tutto per quell'intervento di Obama a favore dell'ammissione di Ankara nell'Europa comunitaria: un passo che Sarkozy ha considerato come un gaffe se non proprio come un'aperta provocazione.
In mattinata varie reti radiotelevisive francesi hanno trasmesso in diretta il discorso tenuto a Praga da Barack Obama, di fronte a una folla innamorata degli Stati Uniti e del loro presidente. Sempre a Praga (la Repubblica ceca ha la presidenza di turno dell'Ue) Obama ha partecipato al vertice euro-americano, in apertura del quale ha lanciato il suo appello all'ingresso della Turchia nell'Europa comunitaria. I negoziati al riguardo sono in corso, ma procedono a rilento, tra mille intoppi. I turchi ricordano che già negli anni 60 il gen. De Gaulle promise loro che non ci sarebbero state pregiudiziali alla partecipazione al processo d'integrazione europea. Ma nel frattempo i membri del club comunitario sono passati da 6 a 27 e l'opinione pubblica francese teme l'afflusso di una marea di immigrati turchi. Ecco Sarkozy diventare il campione europeo dell'avversione ad Ankara. Per lui una pregiudiziale c'è, eccome: «La Turchia è in Asia, non in Europa», ha sempre sostenuto Sarkozy.
Dopo aver detto che «Gli Stati Uniti e l'Europa devono considerare i musulmani come amici e come partners nella lotta all'ingiustizia, all'intolleranza e alla violenza», Obama - che oggi è proprio in visita in Turchia - ha suggerito ai leaders del Vecchio continente di «Andare verso un ingresso della Turchia nell'Ue» perché questo sarebbe «un segnale importante del vostro impegno» e «garantirebbe l'ancoraggio della Turchia all'Europa». A Sarkozy devono essere venute le caldane. La sua intervista in diretta al telegiornale delle 13, sulla principale rete francese (il canale privato Tf-1), è stata l'occasione ideale per dire ad Obama di farsi gli affari suoi.
Interrogato a proposito della dichiarazione del leader statunitense, Sarkozy ha risposto: «In questi giorni abbiamo lavorato mano nella mano con gli americani, ma quando è in gioco l'Ue la decisione spetta a noi». Sarkozy ha aggiunto che «la stragrande maggioranza dei Paesi membri dell'Ue è contraria all'ingresso della Turchia», circostanza discutibile, dato che sono soprattutto Francia e Germania a battersi contro Ankara. In effetti le parole di Obama hanno causato irritazione anche a Berlino, benché la cancelliera Angela Merkel sia stata più prudente di Sarkozy nel far trapelare la propria perplessità e il proprio nervosismo.
Nella serata di ieri i notiziari radiofonici e televisivi francesi hanno dedicato ampio spazio all'inatteso strascico polemico della «settimana dei summit».