Obama fa il duro: espulsi gli irregolari che sono in carcere

Anche gli Stati Uniti da anni sono alle prese con il problema dell’immigrazione clandestina che proviene soprattutto dal Sud America. L’amministrazione Obama ha deciso di rafforzare le misure, già adottate dal presidente Bush, per controllare lo status degli immigrati finiti in prigione, anche quelle locali. Il programma potrà portare ad un aumento delle deportazioni di immigrati che hanno commesso crimini e verso i quali era stato già emesso in precedenza un ordine di deportazione. La mossa riflette la linea dell’amministrazione e del Congresso democratico di adottare il polso di ferro con gli immigrati senza documenti che commettono crimini piuttosto che con quelli che rispettano la legge. Barack Obama si è già impegnato a cercare di arrivare entro la fine dell’anno ad una riforma dell’immigrazione che preveda una sanatoria per i 12 milioni circa di stranieri - in gran parte dal Messico e dall’America Centrale - che vivono e lavorano da anni negli Stati Uniti senza documenti. Il programma prevede un sistema di controllo incrociato tra i database degli uffici immigrazione con quelli dei diversi dipartimenti di polizia: meccanismo che, entrato già in vigore per i detenuti delle prigioni federali e statali, ancora non è adottato nelle piccole prigioni locali. Il progetto pilota partirà il prossimo ottobre in 48 contee per espandersi in tutto il Paese entro il 2012. Per Janet Napolitano, ministro per la Sicurezza Interna, «è molto chiaro» che la priorità è deportare gli immigrati senza documenti che hanno commesso crimini.
«Noi siamo molto seri su questo e vogliamo portarlo a termine» le ha fatto eco David Price, il democratico che guida la commissione per la sicurezza interna della Camera precisando che le deportazioni scatteranno dopo che il detenuto avrà completato la sua pena negli Stati Uniti.
Grazie alle politiche di immigrazione sempre più rigide, il numero di immigrati clandestini arrestati dalle autorità americane lungo il confine con il Messico è calato negli ultimi mesi del 24 per cento, portando il totale al livello più basso dal 1975. Lo ha reso noto l'ufficio statistiche della Border Patrol, la polizia federale di frontiera americana. L’aumento della presenza di forze dell'ordine lungo il confine e l’installazione lungo buona parte del confine di barriere anti-immigrati, sono tra le cause della netta riduzione degli arresti.
Ma le autorità federali americane ritengono che la crisi economica che colpisce gli Stati Uniti sia anche una delle altre cause responsabili nella diminuzione del flusso di clandestini verso nord e di conseguenza degli arresti lungo il confine. La mancanza di posti di lavoro e la diminuzione delle opportunità negli Usa, secondo gli esperti, stanno scoraggiando l'afflusso illegale dal sud. Tra l'ottobre 2008 e il febbraio scorso, la Border Patrol - riferisce il Los Angeles Times - ha arrestato 195.399 immigrati clandestini, un quarto in meno dello stesso quadrimestre di un anno prima. Le proiezioni indicano che gli Usa quest’anno totalizzeranno circa 550.000 arresti di clandestini lungo la frontiera con il Messico, la cifra più bassa dal 1975.