Obama guarda alle elezionie punta sulle tasse ai ricchi

La "legge Buffett" per un fisco più equo al centro del discorso di Obama sullo Stato dell'Unione. Ospite al Congresso la segretaria del miliardario: versa più lei del suo capo

Washington - Prima di tutto rilanciare e rivitalizzare l’economia, che dà pochi cenni di ripresa ed è in recessione da ben cinque anni. Poi l’imperativo è di continuare la lotta alla disoccupazione, ora scesa all’8,4% perché mai nessun presidente è stato rieletto (da Carter a Bush padre) con un tasso superiore all’8%. Quindi il tema della disparità fiscale, vale a dire disegnare e far approvare nuove leggi dal Congresso come quelle proposte dal miliardario Warren Buffett e dai manifestanti di Occupy Wall Street che chiedono un’aliquota più alta - almeno il doppio - per ricchi e ricchissimi.

Questi sono i tre temi centrali - economia, disoccupazione e tasse - del discorso sullo stato dell’Unione pronunciato questa notte dal presidente Obama a camere unificate. E soprattutto a reti unificate su tutti i grandi e piccoli network, trasformando l’evento in uno spot elettorale irripetibile. Solite standing ovation, specie quando Obama ha affrontato senza enfasi e con parole dirette la grande disparità fiscale che esiste tra gli americani, un argomento sul quale il presidente aveva molto insistito negli ultimi interventi pubblici: «È sempre stato il tema principale del mio dibattito e della mia lotta politica». La posizione del presidente democratico è netta: «Non ritengo sia equo che milionari e miliardari paghino un’aliquota più bassa, spesso del 50% rispetto all’americano medio, agli impiegati, ai colletti blu come operai specializzati e meno. Come è possibile che delle segretarie di miliardari famosi e rispettati possano pagare una percentuale al fisco ben più alta dei loro datori di lavoro?».

Tra gli ospiti seduti negli scranni del Congresso, anche la «famosa» segretaria di Warren Buffett, Debbie Bosanek. Invitata personalmente dal presidente Obama come ospite d’onore. Un colpo elettorale e propagandistico ad effetto. Si tratta della segretaria storica del secondo uomo più ricco d’America, Buffett, conosciuto come l’oracolo di Omaha, che ha una fortuna di circa 40 miliardi di dollari e che da anni ripete come il suo imponibile sia del 15 per cento. Mentre la sua fedele «assistant» (come dicono gli americani) paga un’aliquota del 35 per cento. Al Congresso Obama chiede di far approvare una nuova legge, la «Buffett Rule», sostenuta da tanti americani che rientrano nella definizione fissata dallo stesso Buffett: «Chi guadagna più di un milione di dollari deve pagare una percentuale fissa alle tasse». Scettici i repubblicani. E non è un dettaglio, perché la proposta di Obama, bollata come puramente elettorale, deve fare i conti con il Congresso saldamente nelle mani dei conservatori.

Al centro del discorso anche le nuove leggi economiche: eliminare le leggi Bush del 2001 e 2003 che garantiscono sgravi fiscali ai ricchi e ricchissimi. Un’apposita legge che faciliti il rifinanziamento dei mutui delle case a un tasso agevolato del 2 e 3% per quelle famiglie (sarebbero 11 milioni) in difficoltà. Quindi drastici tagli alle tasse e incentivi alle aziende manifatturiere che tornano a produrre negli Usa creando così nuovi posti di lavoro. Poi incentivi a chi produce energia pulita, in modo da accontentare la sinistra del partito democratico e Occupy Wall Street.