Obama incontra il generale Petraeus e il premier Maliki

Bagdad. «Costruttivo», si è limitato a dire Barack Obama del suo incontro con il premier iracheno Nuri al-Maliki. Il portavoce di Maliki è stato appena più preciso: i due non sono entrati nei dettagli, ma il premier ha ricordato che vorrebbe vedere le truppe Usa lasciare il Paese nel 2010. Un calendario che coincide cioè con quello stilato dal candidato democratico, che anche ieri ha ribadito la volontà di ritirare le truppe entro 16 mesi dalla sua eventuale elezione alla Casa Bianca. Obama è giunto in Irak alle otto (ora locale) e ha avuto una serie di incontri con esponenti del governo iracheno, diplomatici e responsabili militari americani. Dopo al-Maliki, Obama è stato ricevuto dal presidente Jalal Talabani e poi ha cenato con l’ambasciatore Usa Ryan Crocker e con il generale David Petraeus, il comandante delle forze Usa in Irak. Con Petraeus, Obama ha fatto un giro in elicottero, e poi è andato a Bassora, nel sud del Paese. La scelta del governo iracheno di tenere un profilo basso sull’incontro non è proprio una sorpresa, viste le tensioni di queste ultime ore tra Bagdad e la Casa Bianca. Obama dal canto suo ha sempre detto, sin dall’inizio del viaggio, che si sarebbe recato in Afghanistan e in Irak soprattutto per «ascoltare». E mentre ogni azione del senatore dell’Illinois sembra glorificata dai media americani, per John McCain sono tempi più duri. Prima, una gaffe in tv, quando ha parlato del confine fra Irak e Pakistan, in realtà distanti. Poi, il rifiuto del New York Times di pubblicargli un editoriale, a differenza di quanto fatto con Obama la settimana scorsa.