Obama, l’ultimo spot è la nonna bianca malata

nostro inviato a St. Louis (Missouri)

Un gesto toccante, nobile, che gli fa onore. Barack Obama ha deciso di interrompere la campagna elettorale per volare al capezzale della nonna di 86 anni, le cui condizioni di salute sono improvvisamente peggiorate. Madelyn Dunham è la donna che con il marito Stanley, accolse Barack quando aveva dieci anni, sostituendosi alla madre Ann, rimasta in Indonesia. Lei lo ha cresciuto, gli ha insegnato quelle buone maniere borghesi e anglosassoni che gli sono state preziose nella carriera politica, lo ha iscritto nelle migliori scuole al prezzo di grandi sacrifici. «Madelyn rinunciò a comprarsi una macchina o un vestito nuovo pur di garantirmi un futuro migliore», ha ricordato Obama nel discorso alla convention di Denver, «ha investito tutto su di me». E ora è giunto il momento di sdebitarsi rendendole quello che rischia di essere l'ultimo omaggio.
Staccherà solo per un giorno e mezzo, da giovedì pomeriggio a venerdì, rinunciando a due comizi nel Wisconsin in Iowa. Un azzardo? In tempi normali sì, a meno di due settimane dalle elezioni nessuno candidato potrebbe permettersi un lusso simile. In realtà un colpo di scena che vale mille spot, perché permette di esaltare la purezza dei sentimenti sul cinismo della politica e di proiettare un'immagine ancora più umana e rassicurante del candidato progressista. Obama, l'uomo forte col cuore sensibile. Alle elettrici piacerà moltissimo. Obama, il leader che riconosce il valore della famiglia. Sì, anche l'America tradizionalista gradirà.
E poi Madelyn Dunham è bianca. Bianca era Ann Dunham. Bianchi gli elettori che il 4 novembre, nel segreto dell'urna, potrebbero negare al senatore dell'Illinois voti preziosi, forse decisivi. È la razza la vera incognita di questa elezione: una fetta minoritaria ma importante dell'America non è pronta ad avere un presidente nero. Ma il candidato dell'Illinois è davvero nero? Solo a metà, da parte paterna. La malattia della nonna gli permette di evocare le sue origini, di dimostrare che il 50% delle sue radici non sono diverse da quelle della maggior parte dei cittadini statunitensi.
Le tv hanno ripescato dagli archivi le foto di un giovane Barack con i due nonni e i filmati, commoventi, di lui bambino mentre gioca con la madre. Commoventi, eppure rischiose. È l'altra faccia della vicenda. Cosa chiedono gli elettori a un candidato? Innanzitutto di potersi identificare con lui. Ma la storia di Obama non ha nulla in comune con quell'americano medio e quelle immagini anziché rassicurare potrebbero, subliminalmente, accrescere la diffidenza latente, tanto più che la stessa Madelyn in passato non era immune da quelli che lo stesso senatore di Chicago ha definito «gli stereotipi razziali di una tipica persona bianca», perché, negli anni Settanta, «per strada quando un nero le passava accanto stringeva la borsetta per timore di essere rapinata».
Il candidato democratico continua a volare nei sondaggi, che a livello nazionale, lo danno vantaggio di sei punti e per ora riesce ad arginare la rimonta di McCain negli Stati in bilico. Ora può contare anche su Hillary Clinton, che lunedì per la prima volta ha partecipato a un comizio al suo fianco, in quella Florida che, se diventasse blu ovvero democratica, renderebbe praticamente certa la conquista della Casa Bianca. Anche Bill è sceso in campo e per una notte ha fatto campagna nel Missouri, terra tradizionalmente conservatrice ma quest'anno più che mai dubbiosa.
Buone notizie, insomma. Eppure Obama spesso divide anziché unire. E non solo durante i comizi elettorali di Sarah Palin o nei siti ultraconservatori in cui viene descritto come un islamico, un arabo, un terrorista. Domenica a Fayettville, nella Carolina del nord, a conclusione di un comizio Obama ha deciso di pranzare in un ristorante, il Cape Fear Bbq, ma non appena è entrato nel locale una donna si è alzata e ha urlato: «Socialista, socialista, socialista, via di qui». Lui si è avvicinato sorridente; Diane Fanning, 54 anni, però si è rifiutata di stringergli la mano e Barack è rimasto lì con il braccio allungato, non corrisposto, mentre un'altra donna ha gridato: «Sei un musulmano mascherato». Obama non ha reagito e si è seduto a tavola come se nulla fosse accaduto. I suoi ragazzi lo hanno soprannominato Teflon, per la sua straordinaria capacità di ignorare le critiche. Imperturbabile Barack, ma il problema resta. Ed è legato al colore della pelle.
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