Obama ottiene altri 5mila uomini per l’Afghanistan

«Un grande successo». Lascia Strasburgo più che soddisfatto Barack Obama: secondo quanto ha comunicato al termine del vertice Nato, gli alleati degli Usa hanno aperto i cordoni della borsa davanti alle sue richieste per la new strategy in Afghanistan, concedendo 5.000 uomini in più entro qualche mese, tra truppe e addestratori, oltre a una cifra consistente (si parla di 100 milioni di dollari) che dovrà servire a garantire a Kabul il rilancio della propria economia e dunque di una pacificazione al di là del peso delle armi.
Peccato che nel documento conclusivo del vertice non ci sia una sola cifra. Molto probabile che gli impegni siano rispettati, ma intanto oltre all'Italia - di cui è stato comunicato lo spostamento di altri 524 uomini - mancano certezze sui rinforzi promessi dagli altri 26 alleati se si escludono Albania e Croazia - di cui ieri si è sancito l'ingresso formale nella Nato - che hanno già spedito in Afghanistan rispettivamente 140 e 29 uomini.
Il segretario uscente dell'alleanza, l'olandese De Hoop Scheffer, ha assicurato che «dieci Paesi sono pronti a fornire un contributo consistente», ma su nomi e numeri è buio fitto. Più che probabile che l'intesa si trovi a Bruxelles in sede tecnica e che forse non manchi qualche retropensiero in alcune capitali. Ma è un fatto che al termine della due giorni sulle rive del Reno si respira profumo di vittoria e si giura all'unisono che l'Afghanistan diviene la cartina di tornasole della capacità dell'alleanza. «Siamo forti e uniti: non ci prenderanno per stanchezza, continueremo con successo la nostra missione. I rinforzi che saranno inviati mostrano la determinazione della Nato» ha garantito il presidente Usa, facendo poi sapere che questi non sono che «un robusto anticipo» di quello che sarà necessario in futuro, visto che la guerra al terrorismo va vinta, dato che le sfide nella regione «sono internazionali e non riguardano solo l'America».
Gli hanno fatto eco la Merkel, per la quale «l'Afghanistan è la prova della verità», e Sarkozy, secondo cui si tratta di una partita che «non abbiamo il diritto di perdere, visto che è là che si gioca una parte della libertà del mondo». E anche De Hoop Scheffer, rispetto a un certo pessimismo non nascosto negli ultimi mesi, ha cambiato registro: «L'operazione che la Nato sta conducendo in Afghanistan è la più ambiziosa delle missioni militari e dobbiamo portarla avanti con assoluta perseveranza».
Toccherà al suo successore, il danese Rasmussen - la cui nomina, dopo la caduta del veto turco, trova soddisfatti americani, tedeschi e francesi -, elaborare la strategia che porti al successo. Per ora si respira aria nuova, testimoniata dall'unanimità delle conclusioni, dall'annuncio di Karzai della disponibilità a rivedere la contestata legge che permette lo stupro alle donne afghane sciite e dal commosso cerimoniale di ieri mattina sulle rive del Reno in cui, accanto alla confermata intesa franco-tedesca («Siamo tornati a far parte della famiglia» ha detto Sarkozy nell'annunciare il rientro francese negli organismi direttivi), si è dedicato un minuto di silenzio alle vittime della Nato su tanti terreni d'intervento.
AMC