Obama pensa a Hillary per la politica estera Usa

Il presidente eletto potrebbe affidare all'ex first lady la poltrona di Segretario di Stato. Nessuna privacy per chi aspira a entrare nello staff

Washington - Si sono dati battaglia fino all'ultimo cercando di prevalere l'uno sull'altro nelle primarie democratiche. Alla fine l'ha spuntata Obama e, digerita la sconfitta, la sua rivale Hillary Clinton dopo un po' gli ha dato il pieno sostegno aiutandolo a conquistare la Casa Bianca. Ora i due potrebbero lavorare insieme a Washington. E non si tratterebbe di un "contentino". All'ex first lady, infatti, Obama avrebbe pensato di dare la poltrona di segretario di Stato, l'equivalente del nostro ministero degli Esteri. A rivelare l'indiscrezione è l'emittente tv Nbc che l’ha attribuita a due fonti dello staff del presidente. La Cnn poi ha reso noto che Obama ha già chiesto un incontro alla senatrice. Qualcuno ha sottolineato che "il Dream Team" torna d affacciarsi sulla scena politica americana. Non erano pochi quelli che avevano sottolineato la forza dei due leader democratici arrivando a suggerire che entrambi facessero parte del "ticket" presidenziale. Poi però la scelta di Obama, come vice, era ricaduta su Biden.

Raggi X a chi vuole entrare nello staff Lo staff di Obama ha predisposto un questionario con 63 domande: lo dovranno compilare tutti coloro che aspirano a entrare nella squadra del presidente. Parola d'ordine: massima trasparenza. Tra le informazioni richieste anche possibili e-mail imbarazzanti, tutti i profili su internet e i messaggi scritti sui blog. L'intenzione - comprensibile anche se l'invasione nella privacy ha fatto molto discutere - è quella di evitare possibili scivoloni potenzialmente in grado di gettare discredito su tutto il lavoro della Casa Bianca.

Incontro con McCain Lunedì Obama riceverà a Chicago il proprio ex avversario nella corsa alla Casa Bianca, John McCain. Lo rende noto la portavoce di Obama, Stephanie Cutter: "È ben noto che entrambi condividono la convinzione che gli americani meritano un governo più efficace ed efficiente e discuteranno come lavorare insieme per farlo avverare".  

Obama si dimette dal Senato Obama ha annunciato che le sue dimissioni dal Senato saranno effettive a partire da domenica. Spetterà al governatore dell’Illinois, il democratico Rod Blagojevich, di scegliere il successore che ricoprirà la carica per i prossimi due anni fino alla scadenza del mandato. Fra i nomi in lizza due membri del Congresso dell’Illinois - Jesse Jackson jr (figlio dell’attivista afroamericano) e Jan Schakowsky - oltre al capo dell’ufficio veterani di questo stato, Tammy Duckworth. Al momento non vi sono state comunicazioni sui tempi delle dimissioni del futuro vice presidente, Joe Biden, che è stato appena eletto per altri sei anni senatore del Delaware. Il figlio Beau, attorney general del Delaware, è considerato uno dei candidati più probabili, ma al momento è impegnato in Iraq con una unità della Guardia Nazionale.

Quelle abitudini da cambiare Per oltre quattordici anni quel barbiere di Hyde Park, l'Hair Salon di Chicago, è stato uno dei rifugi preferiti da Obama. Si sedeva sempre sulla stessa poltrona e, dimenticandosi di tutto e tutti, si rilassava facendosi tagliare i capelli dal medesimo barbiere. Ora però, divenuto presidente degli Stati Uniti, le sue abitudini dovranno giocoforza cambiare. I servizi segreti hanno deciso che, per motivi di sicurezza, non sarà più Obama ad andare dal barbiere ma il barbiere a raggiungere il capo della Casa Bianca. "Questa è anche una tremenda transizione personale, molto più di quanto si possa immaginare", ha sottolineato Alexi Gannoulias, tesoriere dello stato dell’Illinois e amico del presidente eletto. "Le piccole cose, andare in palestra, al cinema, a cena con sua moglie: nulla sarà più come prima", ha aggiunto, secondo quanto si legge sul New York Times.

Chicago, strade chiuse al traffico Dopo la vittoria alle presidenziali la vita di Obama è della sua famiglia è già cambiata profondamente. Anche a Chicago. Le strade attorno all’abitazione del presidente eletto sono state chiuse al traffico e chi vive nei dintorni lamenta qualche disagio. Nessun rancore però. L'entusiasmo supera il fastidio, almeno per ora. A ribadire il concetto è la signora Mesha Caudle che vive nello stesso isolato degli Obama: "Si tratta soltanto di qualche piccolo inconveniente. Ma il candidato che ho votato è diventato presidente, dunque se il prezzo da pagare è solo qualche sporadico disturbo, va bene lo stesso".