Obama rischia la sconfitta per razzismo

Sorpresa (o forse no): gli americani sembrano inclini a preferire un democratico alla Casa Bianca, ma per un candidato con la pelle nera non sarebbero ancora pronti. Un sondaggio di Ap-Yahoo! condotto in collaborazione con la Stanford university manda pessime notizie a Barack Obama: il razzismo contro i neri di una parte non marginale dell'elettorato democratico bianco potrebbe all'ultimo momento - quello in cui l'elettore è solo nel seggio e deve esprimere il voto - costargli la bellezza di sei punti percentuali, e quindi la presidenza degli Stati Uniti, nonostante le rilevazioni demoscopiche lo vedano attualmente in leggero vantaggio sul repubblicano (bianco) John McCain.

Il sondaggio rivela che circa un terzo dei democratici bianchi ha un'opinione negativa degli afroamericani, anche se non sempre lo ammette in pubblico. Li definisce pigri, oppure violenti, ma soprattutto non attribuisce alle storture della società statunitense la loro condizione sociale spesso misera: ritiene invece che essi stessi ne siano i responsabili.

Secondo il sondaggio, anche un buon 35% degli elettori cosiddetti indipendenti condivide almeno uno degli aggettivi negativi a proposito dei neri proposti dall'intervistatore. Ciò significa che difficilmente sceglieranno Obama come presidente. Se poi si prendono in considerazione tutti i cittadini americani bianchi, la percentuale di chi ha una cattiva considerazione per gli afroamericani sale al 40%. Paul Sniderman della Stanford university ha commentato: «Rispetto a cinquant'anni fa ci sono molto meno razzisti in America, ma questo non significa che i razzisti oggi siano pochi».

Quella della razza è una questione a doppio taglio per Barack Obama. Il senatore nero (in realtà è un mulatto, perché sua madre è bianca) dell'Illinois aveva affermato fin dall'inizio della sua campagna elettorale che «si tratta di un tema che questa nazione non può permettersi di ignorare adesso». In realtà, però, le cose non sono andate proprio così. E non per caso. Obama e i suoi consiglieri sanno infatti che parlare troppo esplicitamente di diseguaglianza razziale negli Stati Uniti potrebbe avere un effetto controproducente su quegli elettori indipendenti di cui il candidato democratico ha assoluto bisogno per vincere la corsa.

Gli stessi esponenti neri del suo partito sono convinti che il momento migliore per affrontare la questione sia «quando Obama sarà alla Casa Bianca» e anche il principale stratega della campagna elettorale di Obama, David Axelrod, è certo che le probabilità del suo candidato di battere McCain siano tanto più alte quanto più starà alla larga da questioni identitarie come quelle della razza. Ma pare che nel prossimo futuro sarà arduo evitare l'ostacolo. Le crescenti difficoltà economiche, che da una parte avvantaggiano il campo democratico, gli creano infatti seri problemi proprio perché i «tempi duri» stimolano gli istinti razzisti. E qui si ritorna al punto di partenza, spiacevole fin che si vuole: forse il razzismo latente degli americani aiuterà John McCain a vincere.