Obama si prepara al peggio «Addio al mio programma»

L’ultima uscita del presidente Barack Obama è stata un modo di prepararsi al peggio: «Se vincono i repubblicani è a rischio tutto il mio programma». Obama ha parlato con i seggi ancora aperti in molti Stati: la sua dichiarazione è stata un tentativo disperato di convincere l’elettorato a recarsi alle urne per cercare di ribaltare il risultato che tutti i sondaggi davano ormai certo: la sconfitta democratica certa alla Camera e il Senato in bilico. Il voto è sempre stato visto come un referendum sul presidente e sui suoi prossimi piani, come la limitazione degli sgravi fiscali voluti da Bush, nuove misure contro i cambiamenti climatici e una riforma in tema di immigrazione. Le preoccupazioni per l’economia che fatica a riprendersi e il malcontento diffuso hanno dato un’enorme spinta ai repubblicani.
L’aria di sconfitta per Obama, che oggi parlerà alla Nazione attraverso una conferenza stampa, e per l’intero partito democratico fa aumentare le voci che parlano di ristrutturazione alla Casa Bianca. Molti democratici, infatti, starebbero chiedendo al presidente di rivedere i suoi collaboratori stretti o addirittura di licenziare alcuni dei suoi più importanti consiglieri.
Le tensioni sono venute a galla durante alcuni incontri tenuti nelle ultime settimane fra il consigliere di Obama David Axelrod e alcuni esperti democratici per discutere di comunicazione. Secondo il Wall Street Journal alcuni membri del partito erano così scontenti degli incontri con la casa Bianca da tenerne alcuni per conto proprio. I motivi di disappunto fra i democratici sono stati vari. Innanzitutto hanno ritenuto che Obama non abbia espresso chiaramente la propria agenda per i prossimi due anni, oltretutto concentrandosi più sulla propria immagine che sull’appoggio ai candidati democratici in campagna elettorale. L’attacco sferrato dal presidente ai repubblicani in materia di finanziamenti ai partiti è stata un’altra delle scelte contestate, una polemica considerata distante dagli elettori. Insomma, un problema di comunicazione con l’elettorato. Uno degli obiettivi è dunque proprio Axelrod, che secondo i leader democratici alla Camera, con in testa il presidente dell’assemblea Nancy Pelosi, avrebbe completamente sbagliato i toni e il linguaggio di questa campagna elettorale per le elezioni di metà mandato. L’elenco dei collaboratori è però lungo, da Robert Gibbs, portavoce della Casa Bianca, fino ai consiglieri Valerie Jarrett e David Plouffe.