Obama si smentisce e sposta Guantanamo negli Usa

Indietro tutta. E con tale velocità da superare persino George Bush. Barack Obama doveva essere l’uomo del rinnovamento, della trasparenza, il presidente capace di porre fine agli eccessi del suo predecessore. In politica estera i cambiamenti sono innegabili. Il capo della Casa Bianca ha seppellito i dogmi dei neoconservatori ed è ansioso di dialogare con tutti, inclusi i regimi che un tempo venivano additati come membri dell’Asse del Male, a cominciare ovviamente dell’Iran.
Ma quando trattasi di sicurezza, si trasforma. E giorno dopo giorno rinnega se stesso. Aveva iniziato tentando di rispettare le promesse elettorali. Guantanamo? Da chiudere. Le torture? Un orrore e aveva dato disposizione di pubblicare rapporti riservati in cui venivano descritte le sevizie a cui i militari ricorrevano per estorcere confessioni. La trasparenza? Necessaria, al punto da annunciare la pubblicazione di altre fotografie sconvolgenti, analoghe a quelle di Abu Ghraib.
Nelle ultime settimane, però, ha cambiato repentinamente idea. Dapprima ha respinto gli appelli della sinistra che chiedeva una commissione d’inchiesta per appurare chi, a livello governativo, avesse deciso le torture. Poi ha rivisto la decisione di attribuire alla giustizia ordinaria i procedimenti contro i sospetti terroristi, detenuti nelle carceri speciali. Due giorni fa ha cancellato la pubblicazione delle foto, nel timore che potessero provocare una nuova ondata di antiamericanismo nel mondo. Ieri l’ultima svolta, verosimilmente la più clamorosa.
Già, perché per uscire dall’impasse giuridica in cui si trova il governo, Obama sta considerando un passo che nemmeno Bush aveva osato compiere. I detenuti nelle carceri speciali all’estero sono fortemente sospettati di terrorismo, ma dal 2001 a oggi le autorità non sono riuscite a trovare le prove a loro carico. Dunque l’America doveva decidere: rispettare, sebbene tardivamente, lo stato di diritto e liberarli anche a costo di rilasciare un potenziale bombarolo o far prevalere le ragioni di sicurezza nazionale e tenerli dentro. Ma dove, visto che Guantanamo comunque verrà chiuso?
Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, la nuova Amministrazione sta pensando di varare una legislazione speciale che consentirebbe l’incarcerazione a tempo indeterminato. E sul suolo americano. Fino ad oggi infatti le prigioni speciali si trovavano all’estero e pertanto negli Usa, perlomeno formalmente, i diritti civili sanciti dalla Carta Suprema non erano violati. Così invece si creerebbe un percorso extracostituzionale. Senza precedenti.
Una soluzione che ai militanti progressisti non piace affatto e sui blog è già partita la protesta. Barack è sospettato di tradimento, mentre sale il tono della polemica politica. La speaker della Camera Nancy Pelosi, accusata dai repubblicani di ipocrisia, si scaglia contro la Cia: «Nel 2002 mi ingannarono, mentendo sulle torture».
Alla destra repubblicana, invece, la svolta piace assai e conforta chi ritiene che non sarà Obama a cambiare il mondo, ma il mondo, e soprattutto la Casa Bianca, a cambiare Obama.