Obama: "Siamo testimoni della storia"

Washington - Una svolta epocale. E' questa l'impressione che si ha nel mondo dopo le dimissioni di Hosni Mubarak. Per il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è "un momento storico. Abbiamo il privilegio di esserne testimoni. La gente egiziana ha parlato, le loro voci sono state ascoltate e l'Egitto non sarà mai più lo stesso". Ma per il Paese è "solo all'inizio della sua transizione", ha ricordato Obama, augurandosi che l'esercito egiziano, "patriottico e responsabile", garantisca "una transizione ordinata". Il presidente americano ha poi elogiato "la forza morale della non violenza" e ha confermato il sostegno degli Stati Uniti, che continueranno ad essere un "forte alleato" dell'Egitto e che sono pronti ad aiutarlo in ogni modo". 

Transizione pacifica Già oggi pomeriggio il vice presidente americano Joe Biden, primo esponente dell’Amministrazione a intervenire ha parlato di "giorno storico in Egitto, un irreversibile cambiamento verso la democrazia. A poche generazioni capita di cogliere l’opportunità che il popolo egiziano sta cogliendo". Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha aggiunto che "il popolo egiziano è frustrato e ha chiesto riforme coraggiose. La transizione, ora, deve essere pacifica e ordinata".

L'Ue: ascoltata voce del popolo Mubarak ha "ascoltato la voce del popolo egiziano". È così che l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton ha commentato le notizie dall'Egitto, sottolineando che in questo modo è stata aperta la strada a "riforme più rapide e più profonde".   

Soddisfatto Frattini Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha parlato di "uno sviluppo importante per il popolo egiziano e le sue legittime aspirazioni democratiche. Auspico che attraverso il dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile, la transizione continui in maniera pacifica, ordinata, per un nuovo assetto democratico e nel rispetto degli impegni internazionali dell’Egitto il cui ruolo per la stabilità regionale l’Italia considera cruciale". Ribadendo "la profonda amicizia dell’Italia verso l’Egitto ed il suo popolo al quale siamo vicini", Frattini ha poi aggiunto: "L’Italia sostiene un ruolo più forte dell’Europa per favorire lo sviluppo e la stabilizzazione dell’Egitto e dell’area mediterranea, nel rispetto delle scelte dei governi e delle popolazioni di quest’area".

"Solo il primo passo" Cauto David Cameron che definisce le dimissioni di Mubarak "solo il primo passo". Il premier britannico ha poi aggiunto: "quelli che oggi governano l’Egitto hanno il dovere di riflettere sui desideri del popolo egiziano. L’Egitto ora ha l’opportunità di avere un governo che possa riunire le persone. Siamo pronti a dare il nostro sostegno in tutti i modi".

"Rispettare gli accordi di Israele" Parla di "cambiamento di portata storica", il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha chiesto alle autorità egiziane di rispettare "la sicurezza di Israele" e il relativo trattato di pace: "Ci attendiamo che il futuro governo prosegua il processo di pace in Medio Oriente rispettando il trattato di pace firmato con lo Stato ebraico".

Festa nel mondo islamico Anche Hamas ha festeggiato stasera le dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak definendole "l’inizio della vittoria della rivoluzione". Le strade della Striscia, controllate dal movimento integralista palestinese, sono piene di gente esultante. "Riteniamo che le dimissioni del presidente Mubarak siano l’annuncio dell’inizio della vittoria della rivoluzione egiziana alla quale noi dichiariamo il nostro sostegno in tutte le sue rivendicazioni", ha dichiarato Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas a Gaza, che ha aggiunto: "Facciamo appello alla direzione egiziana affinchè decida immediatamente di togliere l’assedio a Gaza e apra il posto di transito a Rafah, alla frontiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto". Il gruppo estremista libanese Hezbollah, vicino a Siria e Iran, si è inoltre congratulato con gli egiziani per la loro "storica vittoria", mentre il portavoce del ministero degli Esteri raniano, Ramin Mehman-Parast, ha detto che le "rivoluzioni" in Tunisia ed Egitto dimostrano che "un risveglio islamico" è in corso nella regione e che per i cittadini israeliani "sarebbe meglio tornare ai loro Paesi d’origine".