Obama sul Medioriente: "Nuovi colloqui diretti tra Israele e Palestinesi"

I negoziati diretti ripartono il 2 settembre a Washington: trattative
di 12 mesi. Obama riceverà Netanyahu e Abu Mazen per ritessere il filo del dialogo: "Senza precondizioni". Invitati anche Egitto e Giordania

Washington - I negoziati diretti fra israeliani e palestinesi riprenderanno il 2 settembre a Washington, alla presenza del presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Fonti diplomatiche del Quartetto per il Medioriente (Stati Uniti, Russia, Ue ed Onu) precisano che le trattative dureranno in linea di principio 12 mesi e che un annuncio ufficiale si avrà in giornata.

L'annuncio della Clinton Gli Stati Uniti hano invitato alla Casa Bianca, l’1 e il 2 settembre, il presidente egiziano Hosni Mubarak e re Abdallah di Giordania, oltre al negoziatore del Quartetto Tony Blair, per la ripresa dei negoziati diretti tra israeliani e palestinesi. Lo ha annunciato il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. I negoziati diretti tra israeliani e palestinesi, che riprenderanno il 2 settembre alla Casa Bianca, dovranno svolgersi "senza precondizioni".

I negoziati fra Anp e Israele I negoziati indiretti fra Anp e Israele - condotti con la mediazione statunitense - erano ripresi il 9 maggio scorso: i colloqui dovevano durare quattro mesi e riguardare tutte le questioni relative allo status finale dello Stato palestinese, tra le quali la demarcazione delle frontiere, così come le garanzie di sicurezza per lo Stato ebraico. Alcune settimane fa il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva reso noto che le trattative dirette sarebbero iniziate entro metà agosto: il presidente dell’Anp Abu Mazen aveva tuttavia recentemente definito "inutile" la ripresa dei negoziati diretti, dato che a suo parere ciò che sembra offrire Israele è la volontà di riprendere le trattative da zero: l’Anp vuole invece il rispetto degli accordi raggiunti con il precedente esecutivo di Ehud Olmert, oltre al congelamento delle attività edilizie negli insediamenti cisgiordani e a Gerusalemme Est, condizioni che lo Stato ebraico ha finora rifiutato.

La posizione della Casa Bianca Abu Mazen deve fare fronte però proprio alle insistenze della Casa Bianca per un cambio di passo nei negoziati: secondo un rapporto interno dell’Anp Mitchell avrebbe chiesto al presidente palestinese di passare alle trattative dirette con lo Stato ebraico; il documento sottolinea tuttavia che rinunciare alle garanzie e alle condizioni poste dallo stesso Abu Mazen per aprire un negoziato faccia a faccia costituirebbe un "suicidio politico". La Lega araba da parte sua ha dato il via libera ai negoziati diretti, precisando tuttavia che spetta a quest’ultima stabilire i tempi per il passaggio alle trattative bilaterali. In una lettera indirizzata all’Amministrazione Obama i Ministri della Lega hanno poi sottolineato come debbano sussistere tre condizioni per un avvio dei negoziati diretti: innanzitutto, si dovrà trattare della "fase finale" del processo di pace, dovrà esistere una chiara tabella di marcia per i colloqui e dovranno venire creati degli adeguati meccanismi di controllo e verifica degli accordi.

L'ok di Netanyahu Il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha accettato oggi a tambur battente l’invito giunto dagli Usa e dal Quartetto per la ripresa di un negoziato diretto con il presidente palestinese, Abu Mazen. Lo ha detto da Gerusalemme il suo portavoce, facendo riferimento in particolare alla dichiarazione americana nella quale si parla di negoziato "senza precondizioni", secondo quanto chiesto sempre da Israele. I palestinesi, che invece avevano sollecitato alcuni paletti quale requisito al ritorno al tavolo delle trattative, daranno da parte loro una risposta formale più tardi, a conclusione di una preannunciata riunione del Comitato esecutivo dell’Olp convocata da Abu Mazen a Ramallah.