Obama: "Via le truppe dall'Iraq entro fine anno"

Il presidente americano in un discorso chiude due fronti, quello libico e quello iracheno. Rivendica i suoi meriti nell'operazione Libia e guarda alle elezioni. La sua popolarità in politica estera è cresciuta, ma sul fronte interno la sua gestione della crisi economica non convince gli americani

Washington - Barack Obama ventiquattro ore dopo la morte di Gheddafi parla e le sue parole come sempre nel caso dei presidenti degli Stati Uniti, hanno un sapore storico. Più che un discorso quello di Obama è una sorta di "messa in ordine" della storia americana degli ultimi anni. Obama a soprpresa non parla solo di Libia ma anche di Iraq.

Facendo il punto su due dei tre fronti aperti dall'esercito a stelle e strisce. Ai libici in festa dice: "Avete vinto la vostra rivoluzione". Archiviando di fatto il regime del raìs e 40 anni di storia della Libia. Poi si rivolge ai suoi soldati in Iraq e li rassicura: "A casa entro la fine dell'anno". Le elezioni del 2012 sono ormai alle porte e Obama deve tenerne conto. Così dopo avere indicato la deadline dell'uscita dall'Iraq, il presidente americano rivendica i suoi meriti per la rivoluzione libica.

"Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi senza neanche impiegare un soldato sul terreno". Libia e Irak hanno tanti punti in comune. Due regimi oppressivi, due guerre, due dittatori da stanare. Saddam fu catturato dopo sette mesi di guerra, Gheddafi dopo otto. Ma c'è anche una differenza che separa Tripoli e Baghdad. La guerra in Iraq è costata un trilione di dollari, ovvero mille miliardi, oltre alla vita di 4.480 americani. Per l’intervento in Libia, come ha sottolineato invece il vice presidente Joe Biden, "l’America ha speso in tutto due miliardi di dollari, e non ha perso una singola vita".

Obama guarda all'appuntamento delle elezioni e sottolinea anche la fine di Osama Bin Laden. Uno dei responsabili dell’ufficio stampa della campagna per la rielezione del presidente, Ben Labolt, ha di recente sottolineato che "Obama ha degradato al Qaida, infliggendo pesanti colpi alla sua leadership, anche eliminando Bin Laden, ha messo fine alla guerra in Iraq e ha elevato la nostra sicurezza in Afghanistan". Insomma, è riuscito a "limitare in modo responsabile il nostro impegno e nello stesso tempo a rafforzare la leadership americana nel mondo". Sul fronte internazionale la popolarità di Obama è in forte ripresa. Ma sul fronte interno non è detto che basti per vincere l'Election Day. Gli americani lo criticano sempre per la gestione della situazione economica e non lo hanno votato, come fecero con Bush per cercare i "cattivi" in giro per il mondo. Una cosa è certa Obama non ha mancato l'appuntamento con la storia. Ora però cercherà di non mancare quello con le urne...