Obama va a caccia di donne per la squadra alla Casa Bianca

Janet Napolitano, governatore dell’Arizona, diventerà ministro alla
sicurezza interna, mentre la miliardaria Penny Pritzker rifiuta il
dicastero del commercio. Strada spianata per Hillary Clinton: il rivale
John Kerry ormai fuori gara

Washington - Quando la notizia ha iniziato a trapelare e la Cnn ha parlato della governatrice dell'Arizona, Janet Napolitano, come del prossimo segretario alla Sicurezza nazionale di Obama, uno dei primi commenti è stato quello dell'ex rivale John McCain, che rappresenta proprio l'Arizona al Senato. «Una buona scelta», ha commentato, pensando forse a come questo gli lascerà strada libera per le elezioni al Senato del 2010, eliminando una pericolosa rivale. Una buona scelta, hanno commentato gli ambienti democratici, soddisfatti da un nome esperto e pronto a gestire, proprio grazie al mandato nello Stato al confine col Messico, un dossier immigrazione che sarà uno dei più importanti del governo di Obama. Che ha preferito affidarsi a una sostenitrice della prima ora, visto che la Napolitano lo ha sostenuto già da gennaio, quando le primarie erano ancora tutte da combattere.

E una sostenitrice di vecchia data è anche Penny Pritzker, multimilionaria di Chicago, che lavora con il prossimo inquilino della Casa Bianca già da anni e che si è occupata a livello nazionale della sua raccolta fondi fino alle elezioni. A lei Obama avrebbe offerto il ministero del Commercio. Proposta, a quanto ha scritto il Chicago Tribune, graziosamente rifiutata, probabilmente anche per motivi di opportunità. La Pritzker, erede assieme a due cugine di una dinastia finanziaria che comprende gli hotel Hyatt, alcuni casinò e altre attività, proprio per queste ragioni avrebbe potuto creare qualche imbarazzo alla nuova amministrazione. E il fallimento della Superior Bank, di cui era co-proprietaria, avvenuto nel 2001 in seguito ad alcune irregolarità contabili, avrebbe potuto pesare nel vaglio da parte dell’opinione pubblica.

Insomma, Obama si dà da fare per mettere a punto la squadra, dopo che nei giorni scorsi aveva nominato Tom Daschle, ex capo della maggioranza democratica al Senato, segretario alla Sanità, e Eric Holder, già viceministro con Clinton, alla Giustizia. Holder sarebbe il primo Guardasigilli di colore, ma già dopo le primarie aveva lavorato con Obama e Caroline Kennedy per la selezione del vice presidente. La sua scelta si giustifica, oltre che con l'esperienza maturata, con la voglia di dare un segnale forte nel campo delle battaglie sui diritti civili.

Anche il nome di Daschle è frutto di un ragionamento accurato: la riforma sanitaria, ovvero il potenziamento della sanità pubblica gratuita, vorrebbe essere uno dei fiori all'occhiello dell'amministrazione di Obama e tutti i Democratici sono disposti a investirci il loro prestigio. Tuttavia, anche con la maggioranza di cui il partito dell'Asinello dispone in entrambi i rami del Congresso, sarà necessaria un'ampia opera di mediazione: per questo Daschle, veterano di mille battaglie congressuali, può essere molto utile. Rimane poi aperto il capitolo Clinton, con Hillary sempre più vicina alla successione a Condoleezza Rice.

Uno dei principali rivali, John Kerry, sembra uscito definitivamente dalla rosa dei papabili: secondo il Boston Globe l’ex candidato presidente diventerà numero uno della commissione Esteri del Senato al posto del vice-presidente eletto Joe Biden. Ora che Bill ha ceduto e ha aperto agli «ispettori» di Obama, mettendo a disposizione i documenti sulla sua attività filantropica e sulla sua raccolta fondi, oltre ad aver accettato le altre condizioni poste dal futuro presidente, non dovrebbero esserci più ostacoli fra la moglie e il posto di Segretario di Stato. Salvo la diffidenza di molti democratici.