Obama vince in South Carolina e Hillary si nasconde dietro Bill

Schiacciante superiorità di Barack che ha vinto col 55% dei voti: la Clinton seconda col 27%, Edwards terzo con il 18% virtualmente fuori gara. <a href="/a.pic1?ID=236924" target="_blank"><strong>&quot;Ma in tv i due candidati fanno flop&quot;</strong></a>

Obama stravince alle primarie democratiche in South Carolina, stando ai primi exit poll della notte. Si sarebbe aggiudicato infatti l’81 per cento delle preferenze degli afroamericani, contro il 17 per cento di Hillary Clinton e addirittura lo 0 (zero!) per cento dell’altro candidato John Edwards. Ma quest’ultimo avrebbe invece recuperato tra i bianchi, con il 39 per cento dei voti. A seguire la Clinton (36 per cento) e lo stesso Obama (24%). A influire sull’esito della corsa l’affluenza da record e il peso della situazione economica americana. Gli analisti della Cbs spiegano che per almeno la metà degli elettori proprio questo sia stato «il fattore determinante nella scelta del presidente», nonché la convinzione di aver votato «per il cambiamento».
Hillary non era presente nella capitale dello Stato, Columbia, ma suo marito Bill sì. È stato lui il protagonista, assieme ad Obama, di questa campagna. Lasciato solo gli ultimi giorni a difendere la consorte, si è lanciato come se il candidato fosse lui. Coinvolgente, combattivo, vulcanico: il Clinton dei bei tempi, che gli americani, in cuor loro, rimpiangono. Ma questa è una campagna elettorale sporca e a lui è toccato il ruolo del cattivo. Chi ha dichiarato che Barack raccontava favole sul suo no alla guerra in Irak? Chi ha messo in dubbio la sua coerenza e la sua personalità? Chi lo ha accusato di aver intimidito gli elettori in alcuni seggi del Nevada? Sempre lui, Bill.
La tattica, in termini elettorali, ha pagato: dopo ogni attacco a Obama, i sondaggi hanno registrato un aumento dei consensi a Hillary. E nella Carolina del Sud, nonostante i due contendenti avessero deciso di abbassare i toni, l’ex presidente se l’è presa con un giornalista della Cnn, reo di avergli posto una domanda, sgradita, sui contorni sempre più razziali della gara per la nomination. Clinton gli ha puntato il dito contro e ha urlato: «Sei stato imbeccato dagli uomini di Obama e sei stato lieto di farti usare; ma alla gente tutto questo non interessa affatto».
Un Clinton grintoso, forse fin troppo. E certo in contraddizione con l’immagine che si è costruito negli ultimi sette anni; quello di un uomo buono, saggio, responsabile, impegnato in molte attività caritatevoli, attraverso la Clinton Global Initiative. Ora molti suoi estimatori si chiedono: qual è il vero Bill? Il rischio, concreto, è che per aiutare la moglie nella lunga corsa alla Casa Bianca finisca per rovinare la propria rispettabilità filantropica.
In campo repubblicano John McCain, continua a essere favorito per la nomination, anche se il plauso ricevuto dal New York Times lo ha esposto agli attacchi della destra repubblicana, che da sempre considera il quotidiano newyorkese come il covo dei liberal, la sinistra Usa. Martedì si vota in Florida dove Giuliani si gioca tutto. Per lui si mette male: i sondaggi lo danno al terzo o addirittura al quarto posto. Risorge invece il candidato libertario e anticonformista Ron Paul, che giovedì scorso è giunto secondo nel caucus della Louisiana, vinto da McCain. I media Usa, curiosamente, non ne hanno parlato e, come era già avvenuto nel New Hampshire, hanno taciuto sulle denunce di brogli. Certe notizie non filtrano.
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