«Obama volerà con un elicottero Finmeccanica»

nostro inviato a Mosca

Il numero uno di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, è a Mosca, con la missione imprenditoriale organizzata da Confindustria, Abi e Ice, per definire una serie di contratti locali. È stato ribadito che entro la fine dell’anno verrà consegnato all'Aeroflot il primo Superjet 100 (realizzato da Sukoi con Alenia Aeronautica), è stato siglato un primo contratto per il segnalamento ferroviario con Ansaldo Sts e infine un contratto con Selex Sistemi integrati e Russian Technologies per garantire la sicurezza delle infrastrutture sensibili in Russia. Ma evidentemente il pensiero va a Washington e alle parole pronunciate dal ministro Robert Gates, segretario alla Difesa statunitense, che ha anticipato alcune linee guida del budget che sarà presentato ufficialmente a giugno, con lo stop all’elicottero per la Casa Bianca nella cui realizzazione il gruppo Finmeccanica ha un ruolo importante. Il numero uno di Finmeccanica accetta, pochi giorni prima di recarsi al Cremlino, di parlare di questo congelamento (come è stato subito definito), con il Giornale: «Il dato fondamentale è che il contratto è ancora in essere. Il suo valore è di 3,7 miliardi di euro, di cui più di un miliardo di nostra stretta competenza. Riguarda cinque elicotteri operativi e quattro di test. Il presidente comunque volerà con un elicottero Finmeccanica. Questo contratto c’è. E non viene messo in discussione. Il punto riguarda, semmai, il suo allargamento, che nei piani originari era comunque previsto, per la realizzazione di ulteriori 18 elicotteri per un totale di 23».
C'è un tema fondamentale che sembra emergere. E cioè il fatto che il contribuente americano avrebbe dovuto spendere molti soldi per l'acquisto di un elicottero, sia pure presidenziale. E non sono certo questi i tempi per operazioni così costose.
«Non è esattamente così. Bisogna infatti rendersi conto che Agusta Westland non vende solo una macchina, ma un contratto di assistenza pluriennale, che ha la durata di vent’anni. Non si può dunque ragionare sui costi di un solo anno, ma su una prospettiva ben più lunga».
Nel frattempo però i costi dell'elicottero sono lievitati.
«Anche su questo aspetto si è fatta un po’ di confusione. I costi maggiori rispetto al piano iniziale non sono dovuti a nostri errori di valutazione, ma ai nuovi sistemi di sicurezza che il committente ha comprensibilmente richiesto».
Non crede, in termini più generali, che l'America di Obama e la sua politica industriale prima con il buy american e ora con il nostro caso, stia prendendo una piega protezionistica?
«Forse a certi livelli di decisione questo può essere avvenuto. Ma non credo che valga per l’elicottero presidenziale. Esso è infatti completamente costruito negli Stati Uniti. Inoltre ciò di cui stiamo parlando è solo una proposta che deve essere recepita dal Parlamento americano. Si tratta di un progetto di rimodulazione delle spese per la Difesa che non riguarda evidentemente solo Finmeccanica e Agusta Westland, ma programmi di tutti i tipi».
E Guarguaglini si fa infine sfuggire una battuta calcistica: «Ha ragione Trapattoni - dice infilandosi in macchina per il Cremlino -: "Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco"». Non è però chiaro se il gatto pensava di averlo catturato Finmeccanica o i suoi concorrenti che oggi brindano al congelamento della commessa presidenziale.