Obbiettivo cioccolato

Un calciatore, una casalinga e un bimbo troneggiano su grandi lattine di metallo con un’etichetta colorata «Talisman». Sotto, la scritta «source de force» («fonte di forza»): è una delle pubblicità delle case produttrici di cioccolato esposte al Centro culturale svizzero (via Vecchio Politecnico 3) fino al 25 marzo. Una mostra dedicata all’«Industria del cioccolato in Svizzera e in Italia» raccontata attraverso 50 fotografie e affiches che vanno dagli inizi del secolo scorso fino a oggi. Si parte da una fotografia di una pianta di cacao carica di frutti, che assomigliano a delle grosse noci allungate, per arrivare agli ovetti Kinder e ai Baci Perugina che scorrono sui nastri trasportatori, nelle immagini a colori del 2003.
Ci sono comunque tutti: gianduiotti, cremini, cioccolata solubile, baci e ovetti, appunto, Lindt, Nestlé, Caffarel, Majani, Novi e Ferrero. Le immagini scattate nella prima metà del Novecento con le operaie in fila con grembiule, camice e cuffietta per i cappelli, sedute in fila davanti al nastro trasportatore, portano alla mente le sequenze di «Tempi moderni» addolcite dalla variante del cioccolato, al posto di viti e bulloni. Le fotografie documentano le varie fasi della lavorazione: dalle fave di cacao, attraverso la tostatura, la raffinazione, la miscelatura con zucchero e vaniglia, o latte, a seconda delle varietà, per arrivare alle formine ricolme di lucido liquido marrone, ai cioccolatini che scorrono pronti per essere confezionati e infiocchettati, nel caso delle uova di Pasqua.
Non solo, l’immagine seppiata «L’ora della cioccolata calda» parla di antichi riti: la famiglia con amici riunita in giardino in attesa della tazza di cioccolata; dello stesso periodo la pubblicità della Majani, storica azienda di Bologna, che ritrae tre uomini barbuti seduti intorno a un tavolo con la loro tazza da assaggiare: si tratta niente meno che di Giolitti, Crispi e Cavallotti.