Obbliga 15enne ad abortire: arrestato

È davvero una brutta storia - profondamente lacerante per chi l’ha dovuta vivere e subire, ma molto difficile anche per chi la deve solo raccontare - quella affrontata dai magistrati Stefania Carlucci e Giuseppe Gennari della Procura di Milano che hanno coadiuvato le indagini degli investigatori della sezione minori della squadra mobile nelle ultime due settimane e fino a 4 giorni fa. Quando, cioè, i poliziotti sono riusciti ad arrestare il 36enne pregiudicato peruviano accusato di procurato aborto e atti sessuali su una studentessa 15enne venezuelana. Il clandestino, infatti, ha maltrattato e costretto ad abortire, minacciandola, la minorenne che era riuscito a legare a sé dall’ottobre 2006 in un rapporto morboso e senza futuro. Fino allo squallido epilogo: dopo averla debitamente terrorizzata, ha obbligato la poverina a inghiottire ben 12 pillole contro l’ulcera e a inserirne altre due nella vagina perchè, giunta alla quarta settimana di gravidanza, si sbarazzasse del feto.
La relazione della 15enne con il pregiudicato, da subito, era stata fortemente osteggiata dalla mamma di lei: la studentessa appartiene infatti a una buona famiglia, venezuelani perfettamente integrati a Milano e lei stessa è ben inserita nell’ambiente scolastico. Fino all’incontro casuale con l’uomo - che non solo ha più del doppio dei suoi anni e frequenta anche molte altre donne, ma ha anche una pessima fama (ha precedenti per furto, rapina, resistenza a pubblico ufficiale lesioni e maltrattamento) - la ragazzina non ha mai avuto o creato problemi.
Innamoratasi perdutamente del peruviano e credendosi ricambiata al cento per cento, però, la giovane cambia. E una volta fugge addirittura per 10 giorni con lui. Che, con il tempo, comincia però anche a rivelarsi per quello che è veramente: un balordo, violento e fedifrago. La studentessa comprende di essere vittima di un colossale abbaglio amoroso e di uno squallido individuo, però, solo quando lui la costringe, con violenza a interrompere la gravidanza. In ospedale in preda a terribili dolori, dopo l’aborto racconta tutto ai medici che, insieme a sua madre, avvisano la polizia.