Obbligato a botte dalla nonna a rovistare nella spazzatura

Una nonna per nulla amorevole. Altro che raccontare favole, poche le coccole al nipotino di soli 4 anni. Tanti gli schiaffi. Perché non era facile convincerlo a fare il suo «dovere»: così piccino doveva calarsi alla perfezione nei cassonetti. Come un perfetto gatto randagio. Doveva tirare fuori avanzi di cibo e altri rifiuti, per sfamare la famiglia o magari rivenderli e ricavarci qualcosa. Ma lui, il piccolo, sul più bello faceva i capricci. E allora giù con le botte.
L’ultima volta è successo un mese fa. Mortara, provincia di Pavia. A sorprendere la nonna rom, 52 anni, che gliela le dava di santa ragione per costringerlo a buttarsi nell’immondizia, è stato proprio l’assessore comunale alla Sicurezza, Elio Pecchenino, che non ci pensato su due volte e ha denunciato la donna alla procura di Vigevano. L’accusa è di maltrattamenti.
Storia curiosa, ma niente affatto rara. In tutte le città capita di vederne. Dai bidoni della spazzatura ai cassonetti per la raccolta di abiti usati, per esempio. Può sembrare affare da poco, roba insignificante, invece lo scherzetto dei furti ai danni dei bisognosi si può quantificare. Spiega infatti Pier Vito Antoniazzi, presidente di una cooperativa che per conto della Caritas gestisce il riciclo dei materiali nella città di Milano: «Nel territorio milanese ci sono oltre quattrocento contenitori. Ognuno di questi può essere riempito da 500 chili di abiti al mese». Ottimo. «Purtroppo no. Il problema è che i cassonetti gialli non sono sorvegliati». Tradotto, gli sciacalli riescono a mandare in fumo 80 euro per bidone svaligiato. Il conto del danno è presto fatto. «È diventata una pratica assidua in prossimità dei campi rom», riferisce il responsabile. Difficile trovarne uno uscito indenne dalle grinfie dei ricettatori. E, di frequente, ci scappa il morto: ragazzini soffocati o stritolati dall’ingranaggio. «Pensare che se ce li chiedessero - nei limiti dell’uso personale - noi i vestiti li regaleremmo», allargano le braccia gli operatori. Ma la verità è un’altra: solo nella Diocesi di Milano, la Caritas oltre a vestire i poveri delle parrocchie, dai rifiuti ha ricavato in nove anni oltre 800mila euro destinati in aiuti, dall’assistenza agli anziani soli alle emergenze internazionali. Non è abbastanza: adesso, per colpa degli squali che lucrano sulla solidarietà, rischiano il posto decine di lavoratori svantaggiati e disabili impiegati nelle cooperative di riciclo.