Obbligavano i figli a rubare: presi 8 rom

Cinque bimbe e un bimbo schiavi di genitori senza scrupoli. I rom di origine croata impartivano ordini via cellulare ai figli e li costringevano a rubare in appartamenti anche con minacce di violenze sessuali

Verona - Obbligavano anche con minacce di violenza sessuale i figli a rubare. La squadra mobile di Verona ha arrestato otto nomadi rom di nazionalità croata, di cui sette adulti e un minore. Il blitz della polizia scaligera, coordinato dalla procura di Verona e dalla procura dei minori di Venezia, è scattato in Liguria dove un gruppo di rom con vari camper stava per attraversare il confine diretto in Francia e in Spagna, mentre un altro gruppo si trovava ancora in Veneto. La polizia, ha accertato che gli indagati hanno organizzato centinaia di furti in abitazioni del Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia. Con i soldi presi direttamente dalle abitazioni o ottenuti vendendo gli oggetti rubati, gli indagati avrebbero acquistato due appartamenti tramite un’agenzia immobiliare padovana, oggetto di una perquisizione e di cui il titolare e un suo collaboratore risultano invece indagati. Gli accusati sono indagati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata a compiere furti in abitazione mediante lo sfruttamento di minori, maltrattamento e abbandono di minori.

Gli ordini Il gruppo di rom arrestati dava direttive per i furti ai ragazzini tramite cellulare. E, quando i minori venivano colti in flagranza di reato, i genitori li disconoscevano. Il particolare è emerso dalle indagini partite lo scorso gennaio dopo che erano state fermate, in due diversi punti di Verona, due coppie di bambine tra gli 8 e gli 11 anni sorprese mentre stavano rubando in appartamenti. La polizia, in quel mese, aveva intensificato i controlli perché in pochi giorni erano state denunciati 47 furti in altrettante abitazioni, tutti avvenuti attraverso lo scassinamento di porte o finestre con cacciaviti. Le quattro bambine, che non avevano dato per nulla informazioni sulla loro identità e soprattutto sui loro genitori, avevano con sé due telefonini cellulari sui quali erano memorizzati diversi numeri, alcuni dei quali comuni ad entrambi gli apparecchi e che sono stati quindi annotati dalla polizia. Le bambine dopo essere state portate in un centro di accoglienza veronese sono fuggite facendo perdere le tracce.

I cellulari La mobile ritenendo che i minori fossero obbligati dalle loro famiglie a compiere furti, hanno messo sotto controllo i due telefonini cellulari, scoprendo così che i piccoli ladri erano vittime dei genitori. Questi ultimi infatti per vincere le resistenze dei figli che si rifiutavano di compiere reati, minacciavano violenze anche di tipo sessuale. Il gruppo di nomadi rom si accampava vicino ai centri abitati e poi dava il via alle razzie nelle case, facendo però operare i bambini (in quanto non punibili) indicando loro, per telefono, come agire. A fine furto gli stessi genitori caricavano i figli nei camper e si allontanavano dalla zona. Se i piccoli venivano fermati venivano disconosciuti dai familiari che li abbandonavano nelle caserme o nelle questure attendendo poi che fuggissero dalle strutture protette.

Patria potestà Il tribunale dei minori di Venezia ha tolto alle famiglie l’affidamento di sei bambini che sono stati accompagnati in case famiglia. Il passo successivo sarà quello della decadenza della potestà genitoriale. La decisione è stata presa sulla base di quanto emerso dall’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Verona, Guido Papalia, con il pm scaligero Elvira Vitulli, e del procuratore capo del tribunale dei minori, Gustavo Sergio, con il suo sostituto Rossella Salvati. I minori, sempre secondo quanto si è appreso, hanno tra gli 8 e i 12 anni e si tratta di 5 bambine e di un bambino.