Obbligavano i figli a rubare, rom in manette

Papa Ratzinger parlando di recente ai seminaristi durante il viaggio in Puglia ha pronunciato una frase che non si dimentica. Ha detto, cito a memoria, che volontariato e assistenza non vogliono dire assistenzialismo e pietismo. Pratiche che sono invece, insieme al fastidio sempre più irritato e messo a nudo, per la svolta culturale che gli italiani hanno chiesto con il voto e ora desiderano diventi legge e regole, il pane quotidiano dei cattolici nello stile, se mai la parola stile si possa più usare a proposito di quella rivista, Famiglia Cristiana. «Prima però le impronte dei parlamentari e dei figli», è il titolo del prossimo numero, in fiera opposizione alla proposta del ministro Roberto Maroni di prendere le impronte digitali ai bambini rom. Il settimanale dei Paolini ci sorprende così, sia pur a metà, con la tirata populista e dipietrista secondo la quale ogni colpa andrebbe attribuita alla politica. Ma non ci cascate, è con il governo di Berlusconi che ce l’hanno, e con un ministro degli Interni, Dio lo conservi perché è merce rara, che non si fa spaventare.
Com’è la proposta del ministro? Naturalmente «indecente»; com’è il silenzio generale sulla indecente proposta? «Assordante», no? «Avremmo dato credito al ministro se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla». E Berlusconi «permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini?». «Oggi - argomenta Famiglia cristiana -, con le impronte digitali, uno Stato di polizia mostra il volto più feroce ai piccoli rom, che pur sono cittadini italiani. Perché non c’è la stessa ostinazione nel combattere la criminalità vera in vaste aree del Paese? La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (firmata anche dall’Italia, che tutela i minori da qualsiasi discriminazione) non conta più niente. La schedatura di un bambino rom, che non ha commesso reato, viola la dignità umana. Così come la proposta di togliere la patria potestà ai genitori rom è una forzatura del diritto: nessun Tribunale dei minori la toglierà solo per la povertà e le difficili condizioni di vita».
Questa è evidentemente la chicca finale. Il bambino rom ruba, chiede l’elemosina, viene sfruttato nei più biechi modi, ed è una realtà talmente estesa e cancerosa la delinquenza rom che la Corte di Cassazione ha appena assolto il sindaco di Verona per averlo esplicitamente detto? Questa nozione non sfiora l’anima bella dei laici e religiosi di Famiglia Cristiana. Ricordo una volta di aver fatto un viaggio con uno di loro all’Avana. Era tanto tempo fa, ma non potrò mai scordare che gli piaceva tutto e che giustificava tutto: povertà, torture agli oppositori, discriminazione, sfruttamento delle donne. L’ideologia ne fa di vittime, e quella cattocomunista è tra le più resistenti, soprattutto oggi che è così profondamente minoritaria.
L’anticipazione diffusa orgogliosamente alle agenzie da Famiglia Cristiana è di ieri pomeriggio, dunque, se so contare, è posteriore alla scoperta della rete di sfruttamento di bambini rom a opera dei loro genitori e parenti. Cellulari per istruirli a crimini e rapine, minacciandoli in caso di ripensamento, di violenze che dovrebbero far avvampare di sdegno qualunque buon cittadino e qualunque credente; lo strazio nella carne e nella testa di bambini innocenti, quei padri non sono diversi dai mostri della cronaca che tanto fanno inorridire.
Si vede che è così che a Famiglia Cristiana piacciono le creature. Libere, non controllabili dall’odioso Stato italiano di Polizia (quanto apprezziamo queste espressioni da extraparlamentari anni ’70), saldamente affidati ai loro amorevoli cari, che sanno come crescerli e come farli diventare dei pericolosi criminali. Bravi, continuate così, ma non stupitevi se le famiglie cristiane non vi acquisteranno più.
Sarà legittima difesa.