Le obbligazioni su cui inciampò Toto

da Milano

Dicono che la rottura, nel luglio 2007, tra Air One e il ministero dell’Economia, sia avvenuta su un fatto preciso: il prezzo delle obbligazioni. Air One (o meglio, Ap holding, di proprietà di Carlo Toto) era rimasta l’unico soggetto in gara per acquistare Alitalia. Si erano ritirati anche gli ultimi colossi, Aeroflot, Tpg, Matlin Patterson; Air France e Lufthansa non si erano nemmeno fatte avanti. Sembrava che l’operazione dovesse chiudersi in mani italiane. A Toto erano state fatte varie concessioni, a cominciare da una deroga (peraltro prevista dalla legge) alle limitazioni antitrust sulla rotta Linate-Fiumicino. Poi Toto (che, secondo testimoni vicini al dossier, ha fatto l’errore «di voler stravincere, non vincere»), chiese di acquistare le obbligazioni Alitalia al prezzo di mercato. Il Tesoro voleva il nominale. Fu la rottura. E la gara passò a una fase successiva, con nuovi protagonisti: per esempio il presidente della compagnia, Berardino Libonati, chiamato per gestire la procedura di privatizzazione, fu sostituito con Maurizio Prato, al quale furono dati maggiori poteri, e cioè la delega a valutare le offerte che fossero pervenute. L’altro elemento di novità fu l’arrivo, tra i candidati all’acquisto, di Air France, assente nella prima tornata di gara. Qualcuno azzardò: sapevano che non sarebbe andata a buon fine; tanta era la convinzione che proprio Air France fosse l’acquirente «naturale», in virtù del lungo rapporto come partner commerciale di Alitalia. (Alla domanda, fatta a bruciapelo nel 2001 a Francesco Mengozzi, allora ad di Alitalia: «Vi fondete con Air France?», la risposta fu: «Alla fine di un percorso». Molte carte erano già state sottoscritte allora, e gli anni successivi furono da tutti intesi come quelli di un progressivo avvicinamento).
Oggi quel prezzo «di mercato» delle obbligazioni Alitalia negato a Carlo Toto, viene accordato a Jean-Cyril Spinetta. Il piano di Ap holding, in dettaglio, non si è mai conosciuto né sono stati rivelati i tanto attesi partner della cordata (si rese disponibile solo un operatore di catering, MyChef). Ma le promesse di Carlo Toto erano state importanti, per esempio 4,3 miliardi di investimenti, garantiti dallo strenuo appoggio di Intesa Sanpaolo; o la garanzia del posto per 15.700 dipendenti. Più di Air France. E dire che Toto era stato a un passo dalla firma...