Obbligo di dimora per Sandra Mastella Lei: "Mi sento in esilio, non capisco"

Il tribunale del riesame di Napoli ha disposto la scarcerazione con l’obbligo di dimora per la moglie dell'ex Guardasigilli. La difesa: "La battaglia giudiziara sarà dura e lunga". La Lonardo: "Umiliazione immeritata, proverò la mia innocenza"

Napoli - Il tribunale del riesame di Napoli ha disposto la scarcerazione con l’obbligo di dimora per Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale della Campania. E' libera, ma non potrà lasciare Ceppaloni, il suo comune di residenza. "Un esilio, una misura che, confesso, non capisco, un’altra umiliazione incredibile e immeritata", ha commentato la Lonardo promettendo che "proverà la sua innocenza".

La decisione del tribunale del riesame Ieri la procura di Napoli aveva chiesto la revoca degli arresti domiciliari per la presidente del Consiglio regionale della Campania per sopravvenuta insussistenza dei motivi cautelari. Sandra Lonardo, accusata di tentata concussione, è stata raggiunta dal provvedimento di mandato di custodia cautelare lo scorso 16 gennaio, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere su un presunto giro di affari e pressioni esercitate da esponenti dell’Udeur in Campania.

Il legale: "Battaglia lunga" L’avvocato Titta Madia, difensore di Sandra Lonardo, si dice "sorpresa dal provvedimento": "La battaglia giudiziaria sarà dura e lunga". Domani mattina il legale della Lonardo presenterà al gip di Napoli un’istanza per "autorizzare la mia assistita ad adempiere le funzioni di presidente del Consiglio regionale della Campania, come da mandato democraticamente affidatole dagli elettori".

Lonardo: "Una misura che non capisco" "Sono una persona che oggi ritiene di aver subito un’altra umiliazione incredibile e immeritata». La Lonardo è stata accolta da applausi di amici e sostenitori e ha parlato, con il marito accanto, per pochi minuti grazie a un microfono. "Ho sentito il bisogno quasi fisico, come mio primo gesto, di entrare in contatto con voi - ha detto - con la mia gente, con il mio popolo che mi conosce per quello che sono e per quello che faccio. Nonostante questa angosciosa amarezza, facendo forza su me stessa, voglio continuare a credere nella giustizia". Ringraziando tutti quelli che si sono alternati nel presidio spontaneo che dal pomeriggio del 16 gennaio è davanti alla sua abitazione, Sandra Lonardo si è detta certa che insieme ai suoi avvocati saprà dimostrare la sua innocenza nelle sedi giudiziarie. "Non sono una persona speciale che chiede privilegi o trattamenti particolari - ha detto - sono una persona che, come tante altre, oggi ritiene di aver subito un’altra umiliazione incredibile e immeritata. Andrò avanti, chiedendo a voi di sostenermi, come io sosterrò quanti si trovano o si troveranno nelle mie stesse condizioni".

Cosa prevede il provvedimento L'obbligo di dimora è un provvedimento meno afflittivo degli arresti domiciliari, rientra però comunque fra le misure cautelari e coercitive, e dispone che l’indagato non possa allontanarsi dal distretto del Comune indicato. Nell’articolo 283 del codice di procedura penale che regolamenta il divieto e l’obbligo di dimora si legge: "con il provvedimento di obbligo di dimora il giudice prescrive di non allontanarsi, senza l’autorizzazione del giudice che procede, dal territorio del comune di dimora abituale". "Nel determinare i limiti territoriali delle prescrizioni - si legge ancora nel Codice - il giudice considera, per quanto possibile, le esigenze di alloggio, di lavoro e di assistenza".

I legali: chiederemo al Gip che possa tornare in Consiglio Domani gli avvocati di Sandra Lonardo, Titta Madia e Severino Nappi, chiederanno al gip di Napoli di poter concedere al presidente del consiglio regionale della Campania, di poter ritornare al proprio lavoro negli uffici del Centro Direzionale, a Napoli. Una richiesta che sarà avanzata dal momento che gli elettori le hanno affidato, democraticamente, l’adempimento di questo compito istituzionale. Secondo quanto stabilito dalla legge l’istanza è necessaria perché le persone sottoposte a obbligo di dimora devono ricevere una particolare autorizzazione per potersi recare sul luogo di lavoro.