Obesi, fumatori e pigri: un superticket vi colpirà

Arturo Gismondi

Il ministro della Salute Livia Turco e il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero hanno avuto in questi giorni un’idea di quelle che meritano di essere conosciute. Il fumo e l’alcol sono più dannosi degli spinelli, e se occorre mobilitarsi per scongiurare i guai dell’uno, bisogna farlo anche per gli altri. Il Ferrero avverte che l’alcol può portare alla morte, alla cirrosi epatica e, come non bastasse, «ha effetti deprimenti sul sesso». Il ministro non si cura, va da sé, della banale idea che il vino può essere fonte di guai se usato in quantità smisurata, che usato al modo della gran parte dei mortali non ha effetti così terrificanti, e lancia senz’altro una proposta: occorre, dice, stampare sulle bottiglie di vino, come si fa per le sigarette, avvertimenti sui suoi effetti perversi. Tipo: il vino uccide, il vino deprime l’attività sessuale, e simili.
Si tratta di una idea quanto meno impopolare. L’esortazione est nunc bibendum e l’inno gioioso del libiam nei lieti calici - che la bellezza infiora associano da sempre nel popolo l’uso del vino alla gioia, alla buona disposizione dell’animo che è anche garanzia di buona salute. In più da qualche tempo il vino è attività nella quale gli italiani eccellono. Al punto che apposite giurie di enologi internazionali arrivano a preferire il nostro Brunello, o il Barolo, ai più rinomati e sussiegosi vini francesi. L’idea di mandare in giro le nostre bottiglie con scritte quale quelle suggerite dal ministro, vagamente jettatorie, non sembra davvero una buona idea. Amor di Patria, e fiducia che un qualche limite esista alla follia degli umani, ancorché ministri, induce a pensare che il Ferrero ci ripensi, che qualcuno lo riconduca alla ragione. Certo che il fatto di coltivare simili idee, e di farle circolare sui giornali non è un buon segno.
Una idea che sospetto ancor più temibile quanto alle conseguenze, è venuta in mente alla ministra Turco la quale, in omaggio forse al principio del medice, cura te ipsum (Luca IV, 23) ha escogitato un modo per sanare insieme il bilancio del suo dicastero e per proteggere la nostra salute. La ministra ha comunicato nei giorni scorsi a La Stampa, la sua trovata. Il ticket che si impone ai ricconi, quelli che si rivolgono alla mutua per curare mali che potrebbero pagarsi da soli, dovrebbe colpire severamente anche coloro che trascurano la propria salute: mangiando male, bevendo peggio, consegnandosi così all’obesità e ai guasti del colesterolo. Che, magari, eccedono nella coltivazione della pigrizia, omettendo di dedicarsi alla mattina a quelle salutari corsette attorno alla casa o nei parchi che come sappiamo abbondano nelle nostre metropoli. Ebbene tutti costoro debbono sottostare a ticket punitivi, e a scopo di ravvedimento, così staranno meglio loro, staranno meglio tutti, soprattutto le casse del ministro.
C’è il particolare, non trascurabile, che tutto ciò comporterebbe l’obbligo per il cittadino mai tanto paziente come in questo caso, di tenere una cartella sanitaria aggiornata da esibire al medico del quale chiede l’intervento. E da custodire, soprattutto, in una apposita anagrafe che lo Stato padre e custode del nostro benessere, terrà aggiornata per trattarci così come la nostra inclinazione al vizio, accidia compresa, meritano.
a.gismondi@tin.it