Gli obiettivi sbagliati di Marrazzo

Di sorprendente, nella vicenda dei noti e stranoti sprechi pubblici, c'è soltanto la reazione scomposta, ai limiti del grottesco, di Piero Marrazzo. Il «governatore» del Lazio, già fustigatore televisivo dei facili costumi, non tollera d'essere stato catalogato - proprio dai vertici dello schieramento diessino al quale appartiene - tra i campioni della spesa facile: fondata sulla moltiplicazione delle poltrone e sul soddisfacimento di appetiti partitici e clientelari. «Abbiamo sottovalutato - ha dichiarato all'Unità Marrazzo, in atteggiamento stizzoso di verginella oltraggiata - la velenosità e la pericolosità delle campagne pretestuose e false organizzate dalla destra».
Noi ringraziamo, nel nostro piccolo, per l'attestato d'efficacia che da Marrazzo viene riconosciuto alle inchieste cui ci Siamo dedicati, e di cui siamo orgogliosi. Ma non pecchiamo di presunzione a tal punto da credere che le nostre parole siano bastate per provocare, nella sinistra, lo sconquasso cui assistiamo. Le parole sono importanti, i fatti lo sono ancor più. Dopo aver conquistato - altamente gloriandosene - la maggioranza delle regioni italiane, l'opposizione vi ha rapidamente installato le greppie alle quali una folla di amici e sodali possono foraggiarsi. L'assalto è stato così impudente, lo scandalo così plateale che il Consiglio nazionale dei Ds, riunito venerdì scorso, non ha potuto far finta di niente.
Tre notabili del partito, Napolitano, Mussi e Salvi, hanno voluto che fossero messe sotto accusa le dirigenze del Lazio, della Campania e della Calabria (s'erano dimenticati la Puglia di Nichi Vendola che ha un pedigree dilapidatorio di tutto rispetto). E Piero Fassino s'è visto costretto a invocare «sobrietà di comportamento e rigore morale». Dopodiché il Marrazzo furioso se la prende con le nostre campagne «pretestuose e false». Saremmo riusciti a raggirare, pensate un po', non anziane donnette o adolescenti patiti del wrestling, ma tre pezzi da novanta della politica che per decenni hanno vissuto le polemiche di cui appunto la politica si nutre. Ma questa volta non hanno resistito, la moltiplicazione degli assessori e delle prebende è stata insopportabile anche per loro. Marrazzo tuttavia non ci sta. Sono degli stupidotti, dice o sottintende. E sottintende che siamo stupidotti anche noi quando afferma candido: «Non penso davvero che Fassino (nel suo richiamo al rigore n.d.r.) si riferisse al Lazio».
La sinistra, beninteso, non ha l'esclusiva dello sperpero di danaro tolto ai cittadini, e destinato alle esigenze dei cittadini. Sappiamo che il malcostume ha attecchito dovunque, e fortemente temiamo che la famosa «devoluzione» si traduca non in una semplificazione burocratica, ma in una onerosa duplicazione o complicazione. Ma è che la sinistra s'era compiaciuta di bollare come corrotte le amministrazioni di centrodestra e di promettere, se il potere locale fosse passato di mano, l'avvento di un'età fulgida e senza macchia. A quanto pare molti elettori hanno preso sul serio questi annunci. In effetti l'età dell'oro è arrivata, nelle regioni rosse: oro, in quantità, per chi è nel «giro». Non è proprio questo che la gente s'aspettava. (Merita un riconoscimento la sincerità e la completezza della cronaca che l'Unità ha dedicato a «regionopoli»).