Obiettivo Est Europa Fisco: tutto regolare

da Milano

Telecom Italia potrebbe uscire dal mercato francese della banda larga. Lo ha dichiarato il direttore finanziario Enrico Parazzini, nel corso della conference call sui conti con gli analisti. «Non nego che abbiamo valutato la possibilità di uscire dal mercato francese per consolidare le nostre posizioni altrove in Europa». I conti parlano chiaro: la business unit francese cresce, ma meno velocemente di quella tedesca, anche se in questo caso c’è di mezzo l’acquisizione delle attività di Aol in quel Paese. Per questo Telecom potrebbe valutare la possibilità di cedere la controllata francese per investire in alcuni Paesi dell’Est europeo dove la crescita della banda larga si prospetta molto interessante. Ma su queste decisioni, come del resto su altre questioni importanti, gli attuali vertici di Telecom esprimono un’opinione che dovrà poi passare al vaglio dei prossimi manager della società telefonica che dovrebbero essere nominati entro la fine del mese dai nuovi azionisti. E quindi anche sulla politica dei dividendi l’amministratore delegato Riccardo Ruggiero pur confermando quanto deciso (ovvero di distribuire il 90% degli utili) non può che rimandare ad altri. «Non posso prevedere quale sarà la politica sui dividendi dei nuovi azionisti con i quali non ci sono stati contatti», ha detto, confermando che le sinergie con Telefonica ammonteranno a circa 500 milioni. La società italiana conta di raggiungere nel 2007 un utile netto pari a 2,5-2,6 miliardi di euro in linea con quanto previsto dagli analisti. Per quanto riguarda la spinosa questione degli accertamenti fiscali, il cfo Parazzini ha spiegato che le richieste da parte del fisco ammontano a 3,3 miliardi di euro, ma che il gruppo è convinto, supportato dal parere di esperti, di essere dalla parte della ragione. «Finora non ci sono accertamenti, ma solo le relazioni degli ispettori - ha detto il direttore finanziario - tutte le operazioni contestate sono chiaramente descritte nei bilanci». E queste sono: la svalutazione delle azioni Telecom Italia da parte di Olivetti nel 2002; la vendita di Seat nel luglio 2003; gli oneri legati alle licenze pagati nel 1999 e contestati con successo nel 2003 davanti alla Corte Europea e nel 2004 davanti a quella italiana; la fusione con Blu. E la correttezza di questa operazione era stata certificata dall’Agenzia delle entrate. Sul fronte del debito il gruppo è coperto con i bond fino al 2009. «Abbiamo comunque in programma di andare sul mercato - ha spiegato ancora Parazzini - al fine di finanziarci alle migliori condizioni».