«O.C.», C’È BISOGNO DI ARIA NUOVA

In una stagione in cui persino un telefilm investigativo come Navy Ncis su Raidue riesce ad avere più pubblico del reality di prima serata di Canale 5, rischia di rimanere sotto le attese la terza stagione di The O.C. (lunedì su Italia Uno, ore 21.05) una serie che pure si era conquistata l'affetto del pubblico giovanile. Mostra qualche colpo a vuoto innanzitutto per demerito della sceneggiatura, che non è riuscita a crescere in parallelo con le vicende dei protagonisti che maturano, cambiano scuola, sono avviati alla carriera di uomini dopo aver formato la propria adolescenza nel ricco quartiere di Orange County, zona residenziale tra Los Angeles e San Diego solo apparentemente tranquilla. Succede insomma quel che era già accaduto, fatte le debite differenze tra la struttura di una serie e quella di una sitcom, in un prodotto di culto come Friends in cui i protagonisti crescono, tu lo vedi perfettamente, ma il copione non ne segue l'evoluzione attorcigliandosi su se stesso. E questo nonostante, nel caso di O.C., le facce dei protagonisti continuino a bucare lo schermo per merito di un cast scelto felicemente (a cominciare dal bello e dannato Benjamin Mc Kenzie nei panni di Rayan, una sorta di James Dean dall'appeal malinconico), in modo da compensare qualche effetto-soap di troppo. C'è però un'altra circostanza che ha creato problemi a O.C., da quando un componente del team di attori si è lasciato scappare che uno dei protagonisti più amati sarebbe uscito dalla storia, morendo in un incidente. Non ne diremo il nome, anche se ormai circola anche sui siti Internet, fatto sta che questo colpo di scena anticipato, oltre a creare seri contrasti con la produzione del telefilm, ha sortito un effetto controproducente presso i fan. I quali non l'hanno affatto presa bene, si sono sentiti traditi e non l'hanno mandato a dire (non si vorrebbe mai che un protagonista morisse, come avviene sempre più spesso in un numero crescente di fiction quando un attore si vuole liberare del proprio ruolo. Lo spettatore torna bambino e preferirebbe che gli venisse detta una di quelle pietose bugie tirate in ballo dagli adulti quando si vuole nascondergli una tragica verità, tipo: il personaggio è partito per un lungo viaggio e non si sa quando tornerà...). Chissà se, elaborato il lutto annunciato, gli aficionados torneranno compatti a seguire O.C. Se poi anche gli sceneggiatori si dessero una mossa, allora questo ideale seguito di Dawson's Creek con parentele che sconfinano sino a Beverly Hills tornerà a brillare di luce propria, riflettendo con la sapienza iniziale i conflitti generazionali e i chiaroscuri dei sentimenti.