Da «O.C.» a «Tarzan» Quando le serie tv spariscono dal video

Più reti e più concorrenza: cresce il numero di serial cancellati. In bilico anche successi «cult» come «Le casalinghe disperate»

da Milano

I numeri, lusinghieri, non debbono trarre in inganno: l'anno scorso i telefilm hanno presidiato il 17 per cento della programmazione televisiva del nostro Paese, una fetta pari a 1.425 ore. Negli Stati Uniti, poi, le cifre sono ancora più impressionanti: «All'inizio della stagione tv 2006-7, quindi a settembre-ottobre dello scorso anno, i quattro grandi network, Cbs, Nbc, Abc e Cw, hanno varato quasi ottanta nuove serie tv. E teniamo presente che sempre negli Usa la classifica dei 50 programmi più visti in assoluto vede 48 caselle occupate da telefilm, mentre le restanti due sono occupate dalla finale del campionato nazionale di football americano, il Super Bowl, e da un reality show, American Idol» sottolinea Leo Damerini, autore del Dizionario dei telefilm (Garzanti editore).
Ma vi siete mai chiesti che fine abbiano fatto Tarzan o Invasion, trasmessi rispettivamente da Italia 1 e Canale 5 a dicembre e nell'estate 2006? Dove si siano inabissati The O.C. o Una donna alla Casa Bianca o il semisconosciuto Numb3rs (un poliziesco che coniuga numeri e indagini dell'Fbi), di cui Raidue ha trasmesso solo sei episodi? O infine perché Desperate housewives, sempre su Raidue, viva una programmazione spesso traballante? (La seconda stagione in Italia ha avuto uno share medio del 9,83 per cento).
La risposta è che queste e molte altre serie, spesso nemmeno arrivate in Italia, sono state cancellate dalla crudele legge dell'audience. Che recita: se il numero dei telespettatori cala sotto la soglia critica, le aziende non comprano più gli spazi pubblicitari prima e durante i telefilm. Anche perché questi piacciono soprattutto al pubblico che copre la fascia d'età 11-34 anni (chiaramente anche con punte verso i 40-50), una delle più ambite dalle multinazionali. Non per nulla sono le serie su cui puntano tantissimo i canali satellitari, che si accaparrano i prodotti americani più belli e innovativi (anche se anche su Sky Fox sono purtroppo interrotti dagli spot).
Sono dunque le reti generaliste, che per ovvi motivi non possono presentare bilanci in rosso ai loro azionisti, sopprimono i telefilm malati di disaffezione. «Anche perché - sottolinea Damerini - di quegli ottanta telefilm lanciati nella mischia a inizio stagione - solo tre o quattro godono di una promozione forte. I network usano la logica del reality: i concorrenti-telefilm sono sottoposti al giudizio del pubblico e solo quelli “televotati” passano il turno, cioè vanno avanti». Sugli altri, appunto, scende la ghigliottina.
Tuttavia, almeno negli Usa, le serie oscurate in video risorgono su altri mezzi: «Le puntate rimanenti, ma anche intere stagioni finiscono sui siti internet dei vari network o nel mercato dei dvd, che anche in Italia sta cominciando a conoscere un vero boom. Dei telefilm, come del maiale, non si butta via niente», spiega Damerini.
Negli Usa, negli ultimi anni, la ghigliottina è così scattata sui citati Tarzan (di cui sono stati prodotti solo otto episodi prima del decesso per emorragia di spettatori) e Invasion (chiusa dopo una prima stagione deludente, nonostante l'idea di partenza di ibridare Twin peaks ed X Files), su Una donna alla Casa Bianca e su Joey (nato da una costola di Friends), oltre che su prodotti rimasti allo stato embrionale, di «pilot» o prodotto-pilota, cioè di unica puntata prodotta per essere presentata a un pubblico selezionato, in grado di indicare in anteprima umori e gradimenti della sterminata platea televisiva.
Lo stesso è successo in Italia appunto per The O.C., su Italia 1, che forse ha pagato l'essere stato sballottato nei palinsesti della rete giovane di Mediaset, ma anche, a parere di Damerini, «un oggettivo calo di qualità nelle storie. La scomparsa del personaggio di Marissa (interpretato da Mischa Barton) ha impoverito la serie e scontentato i fan».
A ostacolare il percorso dei telefilm su Mediaset o Rai, il fatto che alcune serie, come Lost, Desperate housewives, The O. C., passano, per contratto o per scelta promozionale, prima sul satellite o sul digitale terrestre e poi arrivano sulle reti generaliste, alleggerite così di una parte di audience. Senza contare gli appassionati-maniaci che pescano le serie su internet e le diffondono per il consumo domestico su cd-rom e altre vie informatiche.
Alla famosa ghigliottina è sfuggito per un pelo, di recente, anche un dinosauro come E. R. Medici in prima linea: in Italia è da poco partita la dodicesima stagione, negli Usa sembrava che la tredicesima dovesse essere quella dell'addio. Poi i produttori hanno cambiato idea e salvato il progetto, ma l'idea di una puntata conclusiva, con il ritorno all'ovile per l'ultima volta di tutti i vecchi protagonisti (defunti esclusi, non siamo a Beautiful, dove è quasi normale che i morti ritornino) è sempre in caldo.
Anche corazzate di fresco varo come Desperate housewives e Lost non passano giorni tranquilli, nella madrepatria: una deve cercare di recuperare consensi dopo una stagione, la seconda, definita da critica e pubblico Usa moscia e senza idee; la seconda, dopo due stagioni da incorniciare (tra l'altro Lost 2 dovrebbe partire da febbraio, sempre su Raidue) è incappata, con la terza, in un drastico calo degli ascolti, tanto che si parla di una quarta e ultima (e vedremo come riusciranno gli autori a sbrogliare i mille nodi della matassa da loro stessi architettata).
Per un Dr. House o un Csi piuttosto che un Distretto di polizia o un Don Matteo che macinano premi e soprattutto ascolti anche in replica e per un Friends che spira serenamente dopo dieci anni di programmazione, perciò, ci sono un sacco di altri telefilm che vivono una vita breve e infelice.
Tuttavia Happy days andò avanti dal 1974 al 1984 per non parlare di Chip's, Love boat, La famiglia Bradford e tante altre serie degli anni Settanta e Ottanta... «C'era meno concorrenza. Era un altro mercato, senza internet, dvd, satellite, digitale terrestre... in quelle condizioni per i network era più facile fidelizzare il pubblico», risponde Damerini. Non a caso nel 1984 la prima serie di Miami Vice passò quasi inosservata, ma la produzione tenne duro e le avventure dei due poliziotti modaioli andarono in onda fino al 1990. Ora sarebbe quasi impossibile.
Attenti però a non attribuire etichette negative alle produzioni di breve durata: il mitico Star Trek andò in onda per soli tre anni, dal 1966 al 1969, ma è entrato comunque nella storia.