Occasione mancata sulle preferenze

Giuseppe Gargani *

Se la nuova legge elettorale, approvata giovedì dalla Camera dei Deputati, che ripristina il sistema proporzionale per le elezioni dei rappresentanti dei deputati e dei senatori contenesse la previsione di esprimere preferenze per i candidati delle liste, sarebbe stata valida e avrebbe ripristinato le regole della democrazia.
Purtroppo i deputati non hanno avuto il coraggio di fare di più e si sono fermati a metà. La lacuna è grave e rischia di inficiare la stessa legge.
Essa è dunque imperfetta ma in ogni caso ristabilisce una regola democratica per la raccolta del consenso che nel 1991 era stata infranta per la stoltezza di chi propose il referendum e che aveva determinato, a fronte di una volontà espressa dai cittadini di condanna delle vecchie pratiche partitocratiche, un sistema ibrido che aveva avvilito la rappresentanza istituzionale dei rappresentanti del popolo e distrutto i partiti non più protagonisti come la Costituzione li vuole.
Si chiude una parentesi, un’epoca, e non possiamo non constatare che questa maggioranza scientemente o per istinto e per quanto era possibile fare ha archiviato un fase che ha oscillato tra una sempre incombente deriva plebiscitaria e un sistema che ricercava una leadership forte, ma ha finito per avere un significato personalistico.
La transizione si avvia dunque alla fine e il nuovo sistema elettorale può dare comunque un contributo notevole ad aggregare le identità comuni. Molti si erano abituati all’attuale sistema truffaldino, perché come ha detto il professor Sartori, infaticabile oppositore del mattarellum, per pigrizia o per stupidità ci si affeziona anche alle cose brutte e sbagliate!
Forse questo, a voler essere generosi, spiega le incredibili dichiarazioni ascoltate in questi giorni nel dibattito alla Camera dai rappresentanti della sinistra i quali, anziché criticare la legge nei punti sbagliati, hanno detto, senza vergognarsi, che la nuova legge costituisce un attentato alla democrazia e alla libertà, e che, cosa ancor più incredibile, il cittadino è costretto a votare come nella prima Repubblica per i partiti. Sembra incredibile ma si è detto e ripetuto proprio questo!
D’altra parte la settimana scorsa lo stesso D’Alema in una intervista aveva ripetuto la stessa cosa mostrando tanto fastidio per i partiti: ed io notai come questa dichiarazione in verità rivela la reale natura della sinistra post-comunista!
Dopo aver mitizzato e ideologizzato oltre misura il partito posto al di sopra dello Stato com’è nella tradizione marxista-leninista, nel momento in cui esso non riesce ad avere una identità, viene ripudiato come pericoloso, e come ostacolo ad un rapporto mediatico e assembleare con il popolo mutuato dal tanto criticato sistema berlusconiano.
Il dibattito a Montecitorio dunque è stato falso e ipocrita: falso per chi si è opposto con argomenti non adeguati, con scenari apocalittici, del tutto inventati e ridicoli, ipocrita per chi, e sono tanti, si sono opposti ma con la segreta speranza che la legge fosse approvata.
Tutto questo ha fatto venire a galla una verità da me denunziata in tutti questi anni e cioè che i partiti non esistono dagli anni ’90, non si voleva che esistessero, e sono stati sgabelli traballanti per mire personali e personalistiche di pochi. Il ritorno dei partiti fa paura, costringe ad un minimo di regole e di comportamenti adeguati ed io saluto questo ritorno.
Si è agito in questi anni senza regole e senza dar conto ad una struttura democratica di partito: tutti si erano abituati male.
Prodi che è il campione di questa degenerazione, eminenza grigia ed obliqua, con il vanto di non avere partito e per ciò stesso falso leader, sopportato e non accettato, resta disoccupato, senza arte né parte e senza terra; i Ds poi sono costretti a premettere la «P» di partito al logo Ds e non possono più tenere in ostaggio Prodi per manovrarlo a piacimento: dunque la legge elettorale guasta i giochi di Prodi e della sinistra cioè di quelli che avevano un falso vantaggio e che oggi debbono fare i conti con una realtà diversa.
Un dibattito così distorto e pretestuoso non vi era mai stato in Parlamento, eppure la minoranza aveva un’occasione preziosa per dimostrare volontà di rinnovamento dichiarandosi disponibile a collaborare alla formulazione della legge alla condizione di prevedere la facoltà di esprimere le preferenze.
La verità è che, a parte qualche volenteroso della Margherita, le «preferenze» per D’Alema e la sinistra avrebbero peggiorato la legge e allora l’unica scelta era contrastarla drasticamente. L'affermazione ricorrente in ogni intervento è stata che la Casa delle Libertà cambia il sistema elettorale per tentare di vincere: con il precedente sistema avrebbe perduto 100 seggi rispetto alle elezioni del 2001, con il nuovo sistema ne perderebbe molti di meno.
Chiunque può capire che se gli stessi cittadini votano e i risultati sono cosi diversi delle due l’una: o è sbagliata la vecchia legge o è sbagliata quella appena approvata, e dunque il rilievo è stupido.
* responsabile Giustizia Forza Italia