Le occasioni perdute delle Fiere italiane

Sembra che la ricerca di mercati da parte degli operatori da una parte, i calendari che si tramandano da anni, facciano sì che questi primi giorni di settembre siano giorni di Fiere. Da ogni parte, a cominciare dalla famosa Maison&Objet di Parigi, divenuta forse la più bella fiera del mondo per la merceologia esposta, per il pubblico internazionale che la frequenta, per gli operatori estremamente qualificati. Maison&Objet, che si è aperta venerdì scorso e che chiuderà martedì, rappresenta oggi tutto quello che Milano, facendo eccezione per il Salone del Mobile, non è mai riuscita a mettere in piedi. Seguitiamo a presentare mostre settoriali prive di idee, con espositori che non vanno oltre due o tre regioni, dove regna la mancanza di appeal e di credibilità. Oggi c'è Internet, che già mette un freno alla visita delle esposizioni perché facilita per i compratori la visione di cataloghi, prodotti e novità; c'è una generale attenzione alle spese, e quindi sia la permanenza alla Fiera che si è scelta, che si è ridotta da due, tre giorni, anche ad uno, sia la volontà di esporre, dato che i risultati economici sono precari, pongono limiti di partenza davvero preoccupanti. Si seguitano ad allestire manifestazioni che già sanno di «vecchio», che obbligano a spese che si rivelano nella maggior parte in occasioni perdute, si stampano inviti, carte, visite guidate; press agent sguinzagliati a richiamare stampa e operatori dei settori. Maison&Objet non ha bisogno di tutto questo, ha puntato sull'eleganza, sulla selezione, sul mostrare il meglio, e in un modo estremamente gradevole e funzionale. Si dirà che Parigi ha un'attrattiva che Milano non ha, al di fuori delle sfilate di moda o del Salone di Aprile, ma certamente oggi c'è bisogno di contenuti veri, validi, e lo sta a dimostrare la lista di attesa di aziende non solo italiane e di non poco prestigio. L'Istituto del Commercio Estero italiano si adopera con grande intensità per riuscire ad ottenere spazi espositivi che vengono negati a piccole entità produttive ma dove è alta la qualità, e riesce a soddisfare non pochi espositori. Ma noi, in un Paese ricco di creatori, inventivi, designer, progettisti, legati a filo doppio con decine e decine di aziende, seguitiamo a subire il fascino e la capacità organizzativa di tante e tante altre nazioni. Forse sarebbe il caso di lavorare con più coraggio.
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