Con gli occhi bendati, per imparare a vedere

Umberto Orsini debutta martedì (ore 20 e 30) al Teatro della Corte nel ruolo del dottor Rice, il medico che ridona la vista perduta nei primi mesi di vita a una donna ormai quarantenne, la quale però deve ora affrontare il difficile cammino verso la conoscenza di un mondo che non conosce. È questa la trama di «Molly Sweeney», testo teatrale che l’irlandese Brian Friel ha tratto dal celebre caso clinico raccontato da Oliver Sacks.
Nella messa in scena dello spettacolo firmato da Andrea De Rosa, il pubblico viene invitato a tenere sugli occhi per tutta la prima parte della rappresentazione una mascherina nera, per vivere l’esperienza di essere immersi come la protagonista in un buio avvolgente, facendo così proprio, anche sensorialmente, il percorso compiuto da Molly verso la luce e le difficoltà di imparare a vedere.
Un percorso che, nel suo tragitto fisico ed esistenziale, diventa anche metafora del faticoso cammino di tutti per apprendere la difficile e sovente dolorosa arte di vivere.
«Molly Sweeney», che resta alla Corte fino a domenica 21, è interpretato, accanto a Umberto Orsini, anche da Valentina Sperlì (Molly) e da Leonardo Capuano (suo marito Frank). Le scene sono di Laura Benzi, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Pasquale Mari e il suono di Hubert Westkemper.