Occhi chiusi per interessi di bottega

L’anomalia italiana ha trovato ancora una volta tragica conferma. A dispetto di quanti avevano preferito considerare la colonna brigatista Lioce-Galesi come una sorta di ultimo, disperato ed isolato gruppo crepuscolare, il fenomeno terrorista si è ripresentato con caratteri che lasciano intravedere una presenza diffusa di pulviscoli pronti a condensarsi in gruppi d'azione. Siamo ben lontani dalle forme organizzative degli anni di piombo ma siamo altrettanto lontani dalla tesi di una patologia esaurita. L'Italia è l'unico Paese industrializzato ad avere avuto un persistente fenomeno terroristico ideologizzato per oltre trent'anni se si assume il 1974, anno del sequestro Sossi, quale punto di partenza di una lunga scia sanguinosa. Come un fiume carsico, il terrorismo italiano muovendosi con velocità, ampiezza e visibilità diverse nel tempo, esso, proprio in ragione della sua radice ideologica, ha avuto costantemente due obiettivi privilegiati: il lavoro e l'imperialismo.
Anthony Giddens, il padre spirituale del new labour di Tony Blair ha recentemente detto dell'Italia: «Non conosco un altro Paese nel quale chi progetta una riforma del lavoro viene assassinato». Non solo Biagi, ma anche D'Antona, Tarantelli, Giugni, Taliercio, ed altri ancora, sono stati colpiti nel nome della distorta lettura del lavoro come fisiologico epicentro di un virtuoso conflitto sociale. Si tratta di una tesi sostenuta in modo delirante nei volantini brigatisti, ma che in forme appena più edulcorate si ritrova nei documenti di alcune componenti sindacali e politiche nel nome di un mai ripudiato marxismo. Il contesto che ha fatto da sfondo agli attentati brigatisti è sempre stato segnato da lotte sociali esasperate in relazione a ipotesi di riforma altrove normali.
Non di meno l'imperialismo è stato la motivazione di altre azioni terroristiche, come il sequestro Dozier. Il clima creatosi intorno all'ampliamento della base Nato di Vicenza appare per questo pericolosamente idoneo a chi pensa di condizionare con l'azione criminosa la normale dialettica democratica. Per questo non si può escludere che il significato preventivo degli arresti trovi giustificazione in relazione a questo tipo di timori.
Se è doveroso esprimere soddisfazione per il successo militare, e ringraziare per esso polizia e servizi, altrettanto importante è pensare ora ad una più robusta risposta politica che agisca sulle radici e sul «brodo colturale» che appaiono avere favorito l'autoalimentazione del brigatismo. Non si può infatti ripetere l'errore già compiuto - almeno da parte di alcuni - di ritenere risolto il problema con i nuovi arresti.
L'anomalia italiana è stata inevitabilmente connessa alla presenza nel nostro Paese del più grande partito comunista dell'Occidente. Ciononostante, l'Italia non ha mai conosciuto quella enfatica abiura del marxismo-leninismo che la socialdemocrazia tedesca ha deciso di compiere a Bad Godesberg già nei primi anni della Repubblica Federale. Ancora oggi, quindi è essenziale che tutta la sinistra politica e sociale si ponga l'obiettivo del rifiuto esplicito di ogni base culturale della violenza politica e, in relazione a ciò, della riproposizione di un rigoroso confine a sinistra verso tutte le espressioni del radicalismo antagonista.
Nella fase conclusiva degli «anni di piombo» fu certamente utile la linea del Pci allorché decise di segnalare tutte le situazioni sospette e di isolare con determinazione ogni forma di estremismo. Negli anni '90 tuttavia, la frettolosa e interessata rimozione del pericolo terrorista e l'affermarsi del confronto elettorale bipolare hanno fatto superare quel confine nel desiderio di aggregare con colpevole superficialità tutto e tutti a sinistra. Non ci si stupisca poi se le indagini conducono ad inquietanti presenze nelle stesse organizzazioni sindacali. Questa inchiesta sarà davvero utile se concorrerà a rimuovere quel clima di giustificazionismo e perdonismo che ha portato perfino membri dell'attuale governo a ipotizzare atti di clemenza generalizzati e ha condotto molti ex brigatisti ad essere accettati financo come maestri di vita o consulenti di buoni sentimenti.
La tanto invocata unità democratica non può quindi non avere quali presupposti il superamento di questo clima, l'assunzione condivisa della «tolleranza zero» verso ogni forma di illegalità politica, dal vandalismo ai «picchetti» al blocco di strade o ferrovie, l'erezione di un muro nei confronti di ogni forma di estremismo politico e sociale. Come in presenza di un cancro del quale è impossibile conoscere la propagazione, l'intervento chirurgico deve essere significativamente più ampio rispetto al punto nel quale la malattia è accertata in modo da isolare tutta l'area della possibile infezione.