Occhi puntati su Razzoli L'ultima speranza italiana

L’Italia ancora senza vittorie affida le ultime speranze allo slalom dell'emiliano.
Ma non dovrà fare la fine di Rocca a Torino

Whistler - Giuliano Razzoli ha aggiunto un tocco di classe alla divisa olimpica degli azzurri, avvolgendosi al collo una sciarpetta bianca. Fisico imponente e sguardo furbetto, a Casa Italia non passa inosservato, l'importante, però, è che non passi inosservato oggi, quando sulla pista di Creekside si correrà lo slalom, ultimo atto di quest'Olimpiade stregata per il nostro sci alpino.

Sembra di tornare indietro a quattro anni fa, al Colle del Sestriere. Era un sabato anche allora. Dopo 9 gare lo sci alpino azzurro era a secco di medaglie, ma era finalmente giunta l'ora del più atteso, quel Giorgio Rocca che in stagione aveva vinto cinque slalom consecutivi. Doveva essere lui il salvatore della Patria quel giorno, impossibile non ricordare come finì, con la sua faccia nella neve e le mani di tutti gli appassionati sugli occhi, increduli.

Dov'era Giuliano Razzoli quel giorno di quattro anni fa? «Ero lì, al Sestriere a fare l'apripista dello slalom olimpico, fui il primo ad assaggiare la pista!». Ma dài, da non credere, e non avrebbe potuto dare qualche consiglio a Rocca? «Macché, magari anzi fui proprio io a scavare il buco dove lui poi inciampò, pesavo sette chili meno di adesso, ma ero già un bel cinghialone». Ride Giuliano e ride anche Giorgio, al suo fianco. Anche lui non passa inosservato con il nuovo look, fisico asciutto e occhialini da intellettuale. Ma oggi lui in pista non ci sarà, dopo l'infortunio patito all'inizio di gennaio ha annunciato il ritiro, la sua ultima gara resterà lo slalom di Zagabria, guarda caso quello della prima vittoria in carriera di Giuliano Razzoli, suo grande amico nonostante i nove anni di differenza. Quel giorno per l'Italia fu doppietta, perché dietro all'emiliano si piazzò Manfred Moelgg ed è inutile dire che ci si aggrappa a quel ricordo per convincersi che sì, oggi può arrivare una medaglia, almeno una, da Moelgg magari, ma l'istinto fa guardare soprattutto a lui, al «cinghialone», Razzo Razzoli. «Sono pronto, ho fatto tutto quel che dovevo per arrivare qui al massimo della forma, i due podi in stagione mi hanno dato sicurezza, ma oggi non si pensa al passato, è gara secca, darò tutto, rischierò tutto, poi come va, va. In fondo è una gara, eh: se andrà male si penserà a quella dopo».

Bravo Giuliano, ma si rende conto dell'attesa, dello stress, del panico collettivo all'idea che lo sci alpino chiuda ancora una volta senza medaglie? «Non ci penso e dico che non può sempre andare male! Ma lo slalom, si sa, è una lotteria legata a mille variabili, sono ben consapevole dell'importanza di questa gara, come sempre non farò calcoli e attaccherò a tutta, anche per far divertire il mio fan club, quello sì da medaglia! Sono arrivati in 25 (famiglia e fidanzata fra loro, ndr), avevano prenotato alloggio volo e biglietto già in estate, sulla fiducia. E se non mi qualifico? gli avevo chiesto. E loro: beh vieni là con noi a farti una vacanza!».

Ma Giuliano non ha avuto problemi a qualificarsi, ha avuto invece problemi ad infilarsi nel gruppo dei sette che partiranno davanti: era il suo obiettivo, ma la vittoria di Zagabria e il terzo posto di Kitzbuehel non sono bastati. A Kranjska Gora, nell'ultimo slalom prima dei Giochi, Razzo era in testa dopo la prima manche ma è uscito nella seconda. «Nelle ultime prove di allenamento non è mai, ma dico mai, uscito», racconta Jacques Theolier, l'allenatore francese degli slalomisti italiani. Dopo aver toccato ferro, cerchiamo di approfondire. Mai mai mai? E va forte lo stesso? «È al massimo della forma, come previsto, io sono arrivato qui per lavorare solo ed esclusivamente in funzione di questa gara del 27 febbraio, l'abbiamo preparata come meglio non si poteva». 27 febbraio, oggi.