Occhio alle Pussycat Dolls La loro lap dance fa epoca

Una spalla, al massimo una scollatura, via, e niente nudità, perizomi lamellari o tutto l’armamentario che va bene se l’eros è roba de panza o de core senza diventare la benzodiazepina dell’anima. D’accordo, le Pussycat Dolls sono quel che sono, avide, sguaiate e grevi, mal dotate di arte e di parte, e passeggiano in alto nelle classifiche più grazie ai tacchi che alla statura del loro talento. Eppure stavolta hanno stuzzicato un nervo vivo, e basta aver seguito il can can scatenato da un caso analogo a Milano per capire che è vivo dappertutto e non solo a New York o a Tokyo. Insomma in Wait a minute queste ragazzette entrano in metropolitana e iniziano a fare lap dance attaccate al palo di un vagone. Poi escono fuori e si fermano a un incrocio stradale e ballano di nuovo. Niente seni o glutei en plen air, solo pose ostentate, bavose, truci. Le Pussycat Dolls hanno centrato i due topos della solitudine, là dove l’uomo è più glabro, indifeso, attirabile. Ma i loro sculettamenti, più che smorfiose sirene sensuali, sembrano ostentate provocazioni da «guerrieri della notte», quei bulli che urlavano forte per non sentire le proprie paure e pazienza se il coraggio, come la sensualità, è comunque un’altra cosa.

PUSSYCAT DOLLS - Wait a minute (Universal)