Occhio capitano a non finire come Buffalo Bill

Francesco Totti non può sbagliare. Non a 35 anni, non dopo una carriera come la sua. Si sente un intoccabile, perché per troppo tempo è stato un intoccabile: l’hanno messo in campo anche quando non stava bene, l’hanno trattato come l’unica possibilità della Roma, hanno costruito su di lui gli ultimi 15 anni di vita di una squadra e di mezza (forse di più) città. Totti che non va a un allenamento come faceva il Cassano dei tempi peggiori, come può fare un Balotelli giovane, inesperto, inadeguato alla convivenza con le regole, è uno schiaffo insopportabile: al club, a se stesso, ai tifosi. Totti ha fatto il re perché è stato un re, ora non vuole abdicare neanche sapendo che l’età è un limite che gli ha messo la vita non certamente l’allenatore.
La città non l’ha aiutato: l’ha coccolato come ha mai fatto con nessun altro, l’ha idolatrato, l’ha esageratamente osannato anche quando non se lo meritava. Emblematico fu il caso dei mondiali del 2006, quando Totti giocava con un infortunio ancora non superato e ovviamente non poteva essere il trascinatore: giocò maluccio le prime partite, finì in panchina, entrò con l’Australia, servì a Grosso il pallone del rigore e poi segnò il rigore. Ecco, il Messaggero e l’intera stampa romana (Rai compresa), raccontarono l’impossibilità dell’Italia di prescindere da Totti. Anzi, di più: chiamarono quella partita, la vittoria di Totti, e ci sta pure. Poi arrivò la finale, l’Italia vinse e il mantra fu: il mondiale vinto grazie a Totti. Un po’ troppo, anzi forse anche più di un po’. Tutto questo è continuato e Totti ovviamente ne ha goduto. Quando ti trattano da Messia è ovvio che tu Messia ti senta davvero. Ecco, rischia grosso, il capitano della Roma. Rischia di avvolgersi in una spirale dalla quale non esce più: l’incapacità di accettare il tempo che passa e la panchina che diventa una costante rischia di fargli fare la figura di Buffalo Bill, il cowboy star che pur di alimentare il suo mito finì in un circo. Totti non può: è stato troppo forte per non chiudere con la dignità dei migliori.