Occhio a Gattuso «Vedevo quattro Ibra ora lotto per tornare»

MilanelloLa maglia dedicata a Marco Simoncelli davanti ai microfoni («l’Italia intera lo piange con affetto»), l’occhio sinistro paralizzato liberato della benda e protetto solo dagli occhiali correttivi, al suo fianco Rodolfo Tavana, il medico del Milan diventato un inseparabile partner. Ecco Rino Gattuso per la prima volta in pubblico disposto a parlare del suo ultimo nemico sconosciuto: appuntamento a Milanello con giornali e tv per spazzare via dal cielo grigio di Carnago le voci di un imminente ritiro, di una resa, sostantivi impossibile da declinare col suo temperamento di guerriero. Gattuso è uscito, finalmente, dal suo cupo isolamento e ha trovato la forza e le parole giuste per guardare in faccia alla vita e raccogliere la sfida del destino un po’ carogna. Altrimenti che calabrese sarebbe, che combattente sarebbe. Deve resistere altri quattro mesi, per ora.
Il medico. Prima di lui, le spiegazioni tecniche firmate da Rudy Tavana, il medico puntiglioso. «Rino ha avuto la paralisi del sesto nervo ottico, vede bene, dieci decimi la vista, è paralizzato il nervo che muove il muscolo dell’occhio sinistro. Abbiamo dapprima escluso le ipotesi più gravi: non c’è un tumore, nè un ictus, nè un fenomeno degenerativo. Abbiamo quindi interpellato gli specialisti in tutto il mondo, a Miami il professor Coscarella che parla italiano e poi il Besta di Milano, Pavia e il prof. Campos. Adesso Rino si sta curando con infiltrazioni di botulino. Il 25% di questi fenomeni non ha una causa riconosciuta e si risolve naturalmente. Tutti i medici interpellati sono concordi nell’attendere la scadenza dei sei mesi prima di procedere all’intervento chirurgico. Nessuna parentela con il caso Davids».
Il fenomeno. Poi il racconto, molto toccante, in presa diretta firmato da Rino. «Quattro giorni prima di giocare contro la Lazio, in una pausa dell’allenamento, ho chiamato Tavana : vedo delle macchie, gli ho detto. Lui ha fissato al volo una visita di controllo per il lunedì successivo e mi ha ripetuto cento volte di non giocare. Non gli ho dato retta. Quei 20 minuti con la Lazio sono stati drammatici: sembravo reduce da una sbornia. Vedevo Ibra in quattro posizioni diverse, già non ho piedi buoni, come facevo a dargli la palla nella posizione giusta ? Perciò mi sono scontrato con Nesta: non l’ho visto proprio Sandro. In questi 45 giorni ne ho sentite di tutti i colori, la verità è che sto lottando con un uomo misterioso, ma vado avanti, non mi arrendo. A gennaio avrò 34 anni e se posso allenarmi c’è poca gente in giro che riesce a mettermi i piedi in testa. Il prof. Campos mi ha rassicurato: nelle ultime settimane un certo miglioramento c’è stato. Perciò mi vedete a Milanello, tutti i giorni corro 10 chilometri, partecipo alla vita della squadra».
Il peggio. «Certo, sulle prime, ho temuto il peggio, non pensavo al calcio, pensavo ai rischi, ai miei figli. Ho messo in croce il dottor Tavana, lo chiamavo a tutte le ore, anche alle 2 di notte per raccontargli delle sensazioni. Lui ha compromesso il primo matrimonio per seguire Van Basten, spero che per colpa mia non vada in frantumi il secondo! All’inizio è stata durissima, specie al mattino quando mi svegliavo. Aprivo l’occhio buono, poi quello paralizzato sperando in un miracolo. In quelle condizioni non puoi accompagnare i figli a scuola, non puoi guidare. Non fossi stato così forte, di testa, sarebbe stata durissima superare la prima fase. Anche perchè ho pensato a tutti quelli che non hanno i soldi per pagare gli specialisti, a quelli che non hanno dietro il Milan. L’anno scorso ho fatto 2-3 stronzate, potevo evitarle ma quando vado in giro incontro l’affetto della gente che mi considera una persona vera».
La promessa. «All’inizio mi sono chiuso a riccio mentre tutti mi dicevano, da Galliani a Tavana, che dovevo invece uscire allo scoperto. É stato strepitoso Galliani nei giorni in cui ho temuto di smettere col calcio. Mi ha detto: “ricordati che se anche dovesse succedere, abbiamo bisogno di te in altri settori”. Queste sono cose belle. Perciò vi dico: mi vedrete ancora, tornerò più forte di prima. Mi sento una parte importante del club, ho tanto entusiasmo da mettere a loro disposizione».
La presa in giro. «Vedere Gattuso, il duro, con gli occhi storti fa un po’ ridere: lo ammetto. E qualche mio compagno ha pensato bene di sdrammatizzare il clima prendendomi in giro. Cassano e Ibra in prima fila hanno ironizzato sul problema. Antonio ora gioca meglio? Se abbiamo trovato il giochino che lo fa divertire..».