«Occhio a Zidane ed Henry Ma l’unica cosa che temo è che si decida tutto ai rigori»

Con indosso l’azzurro, Roberto Donadoni, ha disputato due mondiali, nel 1990 e nel 1994. In entrambi perse ai calci di rigore. In semifinale con l’Argentina di Maradona prima, in finale con il Brasile di Romario poi. Ecco perché l’ex ala destra del Milan, ora allenatore temporaneamente senza contratto, si augura che Totti e compagni contro la Francia non siano costretti a giocarsi dagli undici metri il titolo di campioni del mondo.
Maledetti rigori, dunque?
«Già. Spero che la nazionale riesca a spuntarla senza ricorrere alla lotteria dei rigori. Anche se bisogna essere preparati a tutto».
Come si prepara una finale di Coppa del mondo?
«Controllando la tensione, che è massima in un appuntamento del genere. Gestire le energie nervose è d’obbligo. Anche se alla fine di una competizione l’aspetto fisico è forse la cosa più importante».
La sconfitta col Brasile fu difficile da assorbire?
«Nella mia carriera ho vinto e perso partite importanti. Certo, una finale del Mondiale è unica, ma comunque resta un avvenimento sportivo. Si vince, si perde, e poi si guarda avanti».
Cosa dobbiamo temere di più di questa Francia?
«È una squadra molto ben assortita e dalla sua ha campioni di grande esperienza, abituati a vincere. Anche i giovani non sono male, soprattutto Malouda e Ribery. Le giocate in velocità di Henry e Zidane, poi, possono creare fastidi a chiunque».
Quale può essere la chiave vincente per l’Italia?
«L’Italia deve entrare in campo sicura dei propri mezzi. Atleticamente stiamo bene, forse meglio di loro. La chiave sta nel non concedere spazi a Zidane e Henry. Se quei due trovano il ritmo giusto sanno essere letali».
Un pronostico?
«Abbiamo tutte le carte in regola per vincere e aggiudicarci la Coppa. O almeno lo spero».