"Gli occidentali per ora non sono in pericolo"

Intervista al vescovo italiano Virgilio Pante: "È un conflitto etnico. Ma se ci si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato anche uno straniero può finire male"

Virgilio Pante è vescovo a Maralal nel nord del Kenya, da dove ha risposto alle domande del Giornale. Originario della provincia di Belluno, è un veterano dell’Africa come missionario della Consolata.

La situazione, già grave, può ulteriormente peggiorare?
«Sicuramente può peggiorare per la mancanza di benzina dovuta al blocco dei trasporti. I camion cisterna sono fermi perché gli autisti potrebbero venire assaliti per motivi etnici. L’autista di una tribù non viaggia, in questo momento, nella zona di un clan diverso. Inoltre la benzina può venire rubata e utilizzata come arma per appiccare nuovi incendi. In pratica i trasporti fra le varie regioni del Kenya sono paralizzati dal conflitto etnico. Le mogli e i figli dei leader politici coinvolti, Odinga e Kibaki, assieme ai massimi esponenti religiosi e a rappresentanti di spicco del Kenya hanno lanciato appelli affinché i due si parlino e trovino una soluzione. Per ora si sono sentiti al telefono, ma giovedì dovrebbero vedersi. Dal risultato di questo incontro dipenderà l’evolversi della situazione».

Il rogo della chiesa a Eldoret, dove si erano rifugiate 50 persone, ha un significato religioso che deve far temere ai cristiani?
«No, non c’è alcun significato del genere. Li hanno ammazzati per motivi etnici, non religiosi. Purtroppo si sono rifugiati in una chiesa di una setta di minoranza (gli evangelico-pentecostali, nda) che non aveva alcuna protezione».

Gli stranieri «bianchi», compresi gli italiani, sono in pericolo?
«In linea di massima no. Ma se ci si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato non si fanno distinzioni e anche uno straniero può finir male».

La gente comune cosa pensa del risultato elettorale?
«Pensa che c’è puzza di bruciato. I risultati dalle diverse regioni del Kenya ci hanno messo troppo tempo ad arrivare. L’opposizione ha denunciato diverse anomalie. La maggioranza della popolazione pensa che i conti non tornano».

Esiste il rischio che il conflitto etnico diventi anche religioso?
«Né musulmani né cristiani hanno citato l’aspetto religioso come uno dei motivi dell’attuale crisi. E tantomeno è stata usata la religione per gettare ulteriore benzina sul fuoco».